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«Reggio Emilia, il simbolo di un’Italia in declino»

Massimo Sesena
«Reggio Emilia, il simbolo di un’Italia in declino»

L’articolo di Simon Kuper che farà discutere: «Qui si è passati dal comunismo al disincanto»
Leggi l'articolo originale - Il blog di Enrico Franceschini sul caso

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REGGIO EMILIA. Come sono lontani i tempi in cui un articolo di un autorevole giornale internazionale proiettava la nostra città nel mondo per le sue eccellenze. Nel caso - correva l’anno 1991 - il settimanale Newsweek dedicò la copertina all’Asilo Diana e raccontò al mondo gli asili più belli e il Reggio Approach.

Oggi il Financial Times scopre Reggio Emilia, ma lo fa per attaccare l’Italia e il governo Renzi. "How Italy lost La dolce vita" è il titolo del pezzo firmato da Simon Kuper - e il catenaccio spiega: i vecchi hanno una buona pensione, gli italiani di mezza età sono attaccati al posto fisso mentre i giovani lottano per contratti a tempo.

«Tu cammini per Reggio - scrive Kuper - e pensi: questo è il paradiso. In una mattina d’autunno baciata dal sole i reggiani vestono eleganti e sciamano verso piazze antiche. Ma è una illusione di paradiso: quella mattina i reggiani brulicano nel grande mercato dove trovi merce a 0,50 euro e puoi comprare un paio di scarpe a 6 euro».

Invero, è difficile capire perché questa immagine - di una sorta di suk calato in piazza San Prospero o piazza Fontanesi (non è dato sapere da quale piazza il columnist abbia preso ispirazione), mentre più facile è comprendere dove il giornalista voglia arrivare. «Crisi - scrive Kuper - non è la parola giusta per descrivere ciò che sta avvenendo in Italia. Una crisi finisce, mentre in Italia assistiamo a un declino come quasi in nessun altro paese sviluppato dal 1945 ad oggi.

Ecco allora che il giornalista inglese infila una dopo l’altra quei pezzi di narrazione che fanno imbestialire il premier Matteo Renzi. Non siamo più a Reggio Emilia, con «la giovane scrittrice Marianna Albini» che spiega come in Italia «non puoi avere un progetto di vita, mettere al mondo un figlio o anche solo metter su casa». E quindi? La soluzione? Via dall’Italia». E meno male che siamo al Nord, perché al sud «molti italiani sono disperati».

Una disperazione - quella dei meridionali - che se non altro, a noi reggiani, ci colloca un gradino dietro rispetto al baratro. «A Reggio infatti - scrive sempre Kuper - si è passati dal comunismo al disincanto». E forse questa, viste anche le ultime elezioni , è l’unica istantanea sulla nostra città su cui vale la pena discutere. Di certo, vien da pensare, il giornalista del Financial Times, se davvero è passato da Reggio, non ha mangiato male se alla fine consiglia all’Italia di trasformarsi in «un grande ristorante circondato da musei e monumenti» .

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