Sportello anti usura: dieci “denunce” in un anno e mezzo
Già 30 contatti con il servizio offerto dall’ente camerale, un terzo è seguito da esperti. «Casi in aumento con la crisi»
REGGIO EMILIA. I crimini invisibili e silenziosi, come vengono definiti il pizzo e l'usura, proprio perché vivono sulla complicità e la connivenza della vittima, non lasciano indenne la nostra provincia, né l'Emilia-Romagna, dove si stima che il volume di affari della malavita sia di almeno 20 miliardi l'anno. Un decimo di tutto il malloppo che la criminalità organizzata realizza in Italia con il gioco d'azzardo.
Per quanto riguarda Reggio nell'anno e mezzo di attività dello sportello anti usura e anti racket attivo presso la Camera di Commercio sono state trenta le segnalazioni arrivate in forma anonima. Nella maggioranza dei casi per denunciare “cravattari”, ma non si tratta solo di malavitosi, alcune segnalazioni denunciavano le difficoltà anche con gli istituti di credito. Dieci di queste segnalazioni sono state affidate per un approfondimento allo sportello Sos Legalità e in un caso hanno portato alla denuncia nei confronti degli usurai. In un altro caso la vittima è stata aiutata attraverso il ricorso al fondo nazionale antiusura.
I numeri sono insufficienti per fotografare un fenomeno che con la crisi, è stato sottolineato, è in crescita, soprattutto per quanto riguarda l'usura (con la difficoltà da parte degli imprenditori ad accedere al credito). Sono però sufficienti ad evidenziare le difficoltà delle vittime a trovare la forza di uscirne. A fare il punto sulla situazione a Reggio, è stato ieri il convegno che si è svolto in Camera di commercio intitolato “Crimini invisibili: rischi e soluzioni”, aperto anche alle scuole e che ha visto la partecipazione del prefetto vicario Adriana Cogode, del presidente dell’ente camerale Stefano Landi, del vice presidente di Libera e coodinatore di Sos Giustizia, don Marcello Cozzi, dell’avvocato Celestina Tinelli e del giornalista Rai Luca Ponzi.
Un confronto da cui è emerso come l'usura e soprattutto il pizzo in questi anni abbiano cambiato pelle. Nell'usura gli interessi oggi possono andare dal 150% al 1600 % al mese, nel caso in cui ci si rivolga alla malavita, ma c'è anche il vicino di casa che può essere disponibile a anticipare a strozzo i soldi a un tasso del 10% al mese. Un business di cui si occupano in Italia una sessantina di clan mafiosi con un fatturato miliardario.
Il pizzo invece è cambiato e dalla richiesta di soldi si è passati a pretendere che l'imprenditore assuma il personale indicato dalla malavita e che gli acquisti vengano effettuati esclusivamente da fornitori, anche in questo caso “consigliati” dalla malavita.
«Si crea cioè un circolo vizioso», ha detto don Marcello Cozzi, «da cui è difficile uscire per la connivenza e la complicità delle vittime e perché le leggi non sono sufficienti a tutelare in tempi rapidi e certi le vittime». Don Cozzi, in particolare, ha sottolineato come l'usura si prescriva solo dopo 7 anni e mezzo, mentre per avviare un processo occorre dagli otto ai dieci anni. Maglie troppo larghe per un problema che si incrocia con la difficoltà delle vittime ad uscire da una spirale, come ha scritto un'imprenditrice reggiana in una lettera inviata al Prefetto di Reggio per ringraziare le forze dell'ordine per il loro sostegno, nella quale ha sottolineato come solo dopo trent'anni in cui gli usurai l'hanno spogliata delle sue aziende e dei suoi beni personali abbia trovato la forza di denunciarli.
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