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«Il formaggio a 9,75 al chilo? Assurdo»

Claudio Corradi
«Il formaggio a 9,75 al chilo? Assurdo»

La rabbia di Paolo Crotti del Podere Giardino di Roncadella: «In questo modo i commercianti ci prendono per il collo»

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REGGIO EMILIA. «Speriamo che l'attuale crisi del Parmigiano Reggiano, ora non più sostenibile per le aziende, possa se non altro portare ad una profonda presa di coscienza che dovrà disegnare il nostro futuro». Sono le parole di Paolo Crotti, titolare dell'azienda Podere Giardino di Roncadella, al quale abbiamo chiesto il punto di vista del produttore sulla gravità della situazione ma soprattutto un parere sulle possibili via di uscita. Crotti alleva 130 capi di bestiame ed è socio del caseificio di Roncadella che ogni giorno produce 23 forme di Parmigiano Reggiano.

«Oggi - premette Crotti - il nostro formaggio viene venduto a 7,30 euro il chilo. A questi prezzi nella migliore delle ipotesi il latte verrà liquidato dalle latterie a 50 euro al quintale quando per produrlo ne servono almeno 55. Proprio questa mattina ho visto un'offerta del Sigma con il Parmigiano Reggiano a 9,75 euro il chilo. Capisco che si tratti di un prezzo civetta per attirare clienti ma non è possibile permettere che il nostro prodotto venga utilizzato in questo modo proprio nel momento in cui le aziende zootecniche stanno rimettendo soldi e rischiano la chiusura. Iniziative di questo genere sono un servizio per i commercianti che in questo modo si sentono sempre più legittimati a prenderci per il collo».

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Ma una soluzione c'è ?

«Dobbiamo essere in grado di organizzaci per fare in modo che il nostro prodotto non arrivi a quei supermercati che si comportano in quel modo. Questo compito dovrebbe spettare al Consorzio del Parmigiano Reggiano che se oggi non è ancora in grado di farlo sta a noi produttori far sì che lo diventi al più presto».

Quindi come usciamo dalla crisi ?

«Soluzioni a questa situazione drammatica non sono facili da trovare ma sicuramente un Consorzio in grado di imporre le sue regole e di farle rispettare a favore dei produttori sarebbe sicuramente un buon punto di partenza»

Ma il problema è solo questo ?

«Occorre individuare con urgenza canali di vendita alternativi ma anche e soprattutto acquisire la consapevolezza delle potenzialità del nostro prodotto che di fatto è un territorio. Dobbiamo diventare protagonisti delle nostre scelte che fino ad oggi sono state demandate ad associazioni e consorzi anche se questo andava bene 30 anni fa. Dobbiamo svegliarci».

Cosa fare in concreto ?

«Nel medio e lungo periodo credo sia indispensabile creare reti d'impresa fra caseifici e produttori che non significa assolutamente fare fusioni fra latterie ma imparare a lavorare insieme per un obiettivo comune senza più demandare ad altri le scelte commerciali relative al nostro prodotto. Proviamo e vediamo cosa siamo in grado di fare».

Cosa che però potrebbe fare anche il Consorzio ?

Nel Consorzio purtroppo si scontrano troppi interessi che tolgono autorevolezza ed autonomia. Mi creda è molto più semplice farlo fra caseifici».

Ed il futuro ?

«Il futuro è nelle mani dei giovani molto dei quali però devono smettere di pensare al trattore grosso e bello ma crescere professionalmente e consapevolizzarsi. Serve più competenza, più conoscenza dell'aziende, del prodotto e delle problematiche degli ammortamenti e del bilancio aziendale. Serve convinzione e fiducia nelle proprie capacità. Poi si dovrà lavorare sulla selezione del consumatore, sulla valorizzazione della qualità e sulle sinergie con altri prodotti del territorio che molto spesso possono avere effetti che non siamo nemmeno in grado di immaginare».

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