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L’Unimore si allea con il Cern

Martina Riccò
L’Unimore si allea con il Cern

L’ateneo reggiano è l’unico ad aderire al Challenge Based Innovation dell’istituto di Ginevra

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REGGIO EMILIA. Tutti conoscono il Cern di Ginevra. Ma forse non tutti sanno che nel Cern si fanno in quattro per restituire alla società il frutto del loro impegno. Come? «Facendo ciò che sanno fare meglio – spiega il ricercatore Unimore, Matteo Vignoli – e cioè facendo collidere le idee delle persone al pari delle particelle atomiche». Uscendo di metafora, il Cern ha realizzato un progetto, il “Challenge Based Innovation” che coinvolge imprese, organizzazioni no-profit, studenti e università per trasferire le scoperte tecnologiche in soluzioni concrete che possano risolvere i problemi della società.

Unica tra le università italiane, anche Unimore partecipa a questo stimolante esperimento, mandando ogni anno sei studenti meritevoli in quella che è stata ribattezzata “Ideal Square”, ovvero il luogo in cui si incontrano le idee.

«Ogni anno – spiega Vignoli – i ricercatori del Cern, delle università (ce ne sono tre spagnole, una finlandese, una norvegese, una greca e una australiana), gli esponenti delle imprese e delle organizzazioni che partecipano al progetto si trovano a Ginevra e selezionano alcune sfide. A quel punto il gioco passa in mano agli studenti, che restano al Cern usando tutta la tecnologia e la competenza dei ricercatori per sei mesi. Il frutto della loro ricerca, supportata da interviste e analisi condotte in prima persona, si concretizza in prototipi funzionanti che dovrebbero dare, questo è ciò che si auspica, risposte concrete a problemi reali». L’anno scorso, per esempio, gli studenti hanno elaborato un “tavolo multimediale” in grado di aiutare i bambini autistici nell’apprendimento.

«Sono partiti da una tecnologia che veniva usata già più di vent’anni fa dagli scienziati del Cern per i tecnici sotto stress – racconta Vignoli – poi ne hanno implementato le caratteristiche. Dopo aver intervistato educatori e familiari di persone autistiche, hanno capito che tablet e computer non sono sufficienti per aiutare chi è affetto da questa malattia, e così hanno sviluppato l’idea del tavolo, che è il luogo quotidiano in cui più spesso le persone interagiscono».

Le sfide di quest’anno consisteranno nell’aiutare le persone non vedenti a potenziare gli altri sensi, sviluppando tecnologie in grado di sentire i bioritmi degli edifici. Ma le sfide più grandi, forse, sono quelle di far capire al mondo quanto sia importante investire sui giovani e quanto sia necessario far circolare le conoscenze. Proprio due giorni fa, infatti, il Cern e l’Unimore hanno firmato un protocollo che definisce i termini di partecipazione al “Challenge Based Innovation”, stabilendo che tutte le parti hanno il diritto di usare quanto emerso nel corso della ricerca. All’università reggiana è stato consegnato il software sviluppato per supportare l’apprendimento dei bambini autistici.

«Credo che questa collaborazione avrà ricadute importanti non solo dal punto di vista dell’immagine – ha affermato il rettore di Unimore Angelo Andrisano – ma in termini di concretezza nelle attività che verranno sviluppate. Sarà un arricchimento per ricercatori e laureandi, oltre che per studenti e docenti. Confrontarsi con i migliori ricercatori del mondo porterà infatti a un incremento di capacità, conoscenze e competenze».

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