Gazzetta di Reggio

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LEGALITA'

Una strada ardua da percorrere

Giovanni Palombarini

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Alcune notizie di questi giorni che riguardano la giustizia, buone e cattive, sono passate in seconda linea per effetto dell’esplodere dell’ennesimo scandalo, questa volta a Roma, che vede coinvolti criminali di vario genere e amministratori pubblici. Mentre l’intero ceto politico cerca di difendersi come può dal discredito dilagante, i media, non solo italiani, impietosamente sottolineano che l’Italia guida in Europa la triste classifica dei paesi più corrotti (oltre che quelle dell’evasione fiscale e del lavoro nero).
La strada per l’affermazione della legalità, nel nostro paese, rimane molto difficile. Tuttavia quelle notizie non vanno dimenticate.


La prima riguarda l’approvazione da parte del Parlamento del reato di autoriciclaggio. Si applica la pena della reclusione da due a otto anni a chi, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo, impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione del reato, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa.


Non sono mancate le critiche al testo della norma, da alcuni ritenuto troppo moderato, ma è di certo importante che finalmente il reato sia stato introdotto nel nostro ordinamento. Si vedrà quale potrà essere in concreto il suo campo di applicazione, ma intanto un divieto e una sanzione sono stati scritti.
La seconda notizia è quella del decreto legge approvato dal consiglio dei ministri sulla non punibilità penale delle condotte di lieve entità. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha subito commentato su Facebook: «Pazzesco, il governo Renzi ha depenalizzato alcuni reati “lievi”, per cui niente galera per chi commette furto, danneggiamento, truffa e violenza privata; con la sinistra al potere, l’Italia diventa il paradiso dei delinquenti».
Le cose non stanno così. Hanno rilevato in molti che la modifica al codice penale, da tempo invocata da studiosi, avvocati e magistrati, dopo avere individuato un tetto massimo di pena detentiva o pecuniaria (oltre il quale la non punibilità non potrà essere dichiarata), stabilisce dei parametri che orienteranno le valutazioni dei magistrati al fine di ritenere la «particolare tenuità del fatto».


La modalità della condotta, l’esiguità del danno o del pericolo causati, la non abitualità del comportamento del responsabile, consentiranno di chiudere rapidamente non pochi processi che intasano procure e tribunali per reati alla cui punizione – che nella generalità di questi casi in concreto non avviene per effetto della sospensione condizionale della pena – sono indifferenti anche le persone offese alle quali, comunque, viene riconosciuto il diritto di essere sentite prima della decisione.


Apprezzabile è poi la scelta di prevedere il diritto ad opporsi anche per gli indagati che potrebbero avere interesse a vedersi riconosciuta la piena innocenza.
Intanto i magistrati potranno dedicare un maggior tempo alla trattazione dei reati che davvero offendono la collettività. Dunque, nessun paradiso per i delinquenti, ma una razionalizzazione di un sistema penale che purtroppo ancora non vede una radicale riforma nella prospettiva del diritto penale minimo.
Una notizia cattiva è invece quella della mancata autorizzazione da parte del Senato all’utilizzazione di intercettazioni telefoniche nelle inchieste che riguardano due senatori: Antonio Azzolini e Antonino Papania.

I reati loro ascritti nei due procedimenti sono gravi e non si comprendono, soprattutto di questi tempi, le ragioni di queste scelte. Il senatore del Pd Felice Casson non ha esitato a dichiarare a un quotidiano, a proposito dell’atteggiamento assunto dai suoi compagni di partito: «In maniera per me incomprensibile la maggioranza del Pd sta bloccando le indagini in presenza di comportamenti della magistratura del tutto legittimi». E alla domanda «si sta abbassando l’asticella della legalità?» ha risposto: «Ho proprio questo timore». Già, la legalità. La strada per raggiungerla rimane molto difficile.

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