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diritti negati

Disabili costretti a stare a casa da scuola

di Chiara Cabassa
Disabili costretti a stare a casa da scuola

Le associazioni Fa.Ce. e Gis: «Spariti quest’anno i Progetti Tutor». La Provincia: «Non siamo più in grado di finanziarli»

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REGGIO EMILIA. A Reggio, i ragazzi disabili che frequentano le scuole superiori sono 672, il 3,3% della popolazione scolastica in questa fascia d’età. Ma non tutti possono frequentarla sei giorni su sette. Capita che il sabato a scuola non ci vadano proprio. E succede anche che qualche ora “salti”, perché l’insegnante di sostegno non c’è.

Tutto questo a partire dall’anno scolastico 2014/15 con la scomparsa di due progetti che da anni rappresentavano un fiore all’occhiello per la nostra città, nel segno del diritto allo studio. Due progetti della Provincia: il Progetto Tutor 104 e il Progetto Tutor Dsa. Iniziative strutturali in grado di sopperire all’atavica mancanza di professori di sostegno “forniti” dallo Ministero. Abolita la “vecchia” Provincia, aboliti i suoi progetti.

I progetti. Grazie al Progetto Tutor 104, in questi anni centinaia di ragazzi disabili iscritti nelle scuole superiori della provincia di Reggio hanno potuto frequentare regolarmente le lezioni affiancati da giovani tutor, formati per accompagnare gli studenti nelle ore in cui non era presente l’insegnante di sostegno, o in attività pomeridiane. Per dare un’idea della portata di questo progetto, nell’anno scolastico 2013/14, la Provincia aveva stanziato 173.900 euro, pari a 21mila ore di servizio dei 211 tutor che hanno poi affiancato almeno altrettanti ragazzi disabili durante le ore di frequenza scolastica e non solo.

Il Progetto Tutor Dsa, nato per supportare i ragazzi dislessici nello svolgimento dei compiti, attivo dall’anno scolastico 2011/12, l’anno scorso aveva permesso a un centinaio di ragazzi di essere seguiti nell’attività pomeridiana, per 6 ore la settimana. Per finanziare questo progetto, la Provincia aveva erogato circa 26mila euro.

La denuncia. A denunciare la situazione che si è venuta a creare sono le associazioni Fa.Ce. (Famiglie Cerebrolesi) e Gis (genitori per l’inclusione sociale). «Oltre alla solita scontata e umiliante domanda “quest’anno quante ore avrò di sostegno?” - ci spiega facendosi portavoce di una nutrita schiera di genitori Sabrina Montanari, consigliere della Fa.Ce. - si è aggiunto un ulteriore ostacolo.

Con l’abolizione delle Province sono spariti anche i progetti finanziati dall’ente. In particolare il Progetto Tutor 104, attivo dall’anno scolastico 1998-99, e l’altro più giovane ma altrettanto valido Progetto Tutor Dsa. Ci rendiamo conto che c’è stato un periodo di transizione, ma ad ottobre c’è stata l’elezione del nuovo consiglio provinciale, e la scelta del presidente. Ora ci chiediamo: finalmente questo ente potrà essere operativo?».

«Ma il prezioso orientamento che caratterizzava la “vecchia” Provincia - continua Montanari - verso il sostegno delle fasce più deboli continuerà ad essere mantenuto? I fondi continueranno ad essere erogati per sostenere il diritto all’istruzione?».

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La Provincia. La risposta, in soldoni, sta tutta in una laconica frase: «Manca la copertura finanziaria». Con qualche premessa. «Il diritto all’intergrazione è sacrosanto - esordisce Gianmaria Manghi, presidente della Provincia - ma i genitori e le scuole dovrebbero prima parlare con lo Stato perché c’è una legge, la 104, secondo la quale l’insegnamento di sostegno va garantito. I Comuni e la Provincia sono intervenuti in questi anni in modo del tutto opzionale per sopperire queste lacune.

Il fatto è che oggi non sappiamo neppure se avremo i soldi per accendere il risaldamento il prossimo anno: oggi ho solo i soldi per pagare il personale la Provincia». «La sensibilità dell’ente non è venuta a meno - ci tiene a sottolineare Ilenia Malavasi, vicepresidente della Provincia ed ex assessore all’istruzione - e se i Progetti Tutor quest’anno non sono partiti è semplicemente per un problema di risorse. Manca la copertura economica».

Risposta ineccepibile, ma cosa dire a quei genitori che vedono i propri figli, nei fatti, privati del diritto all’istruzione? «Una premessa è d’obbligo - spiega Malavasi -. La Provincia di Reggio, con il Progetto Tutor, aveva cercato di riempire un vuoto lasciato dallo Stato ed è stata l’unica in regione ad attivare questo supporto. Detto questo, sono stata contattata dall’associazione Gis e incontrerò le famiglie. Il tentativo è quello di trovare con loro una soluzione ma senza costi per la Provincia».

Diritto allo studio. Ma se nella città delle persone e dell’integrazione viene a mancare il diritto allo studio, come uscirne? «Ciò che dispiace - sottolinea Sabrina Montanari della Fa.Ce. - è vedere come ciò che fino a ieri era considerato un diritto oggi diventa un favore. E’ come andare ad elemosinare qualcosa che ci spetta. E allora cosa succede? Sempre più accade che il genitore singolo vada a bussare alla porta del preside per chiedere la possibilità di avere un sostegno per il proprio figlio... Non è giusto. Perché non si parla di favori ma di diritti».

I numeri. Cresce intanto anno dopo anno il numero dei disabili che frequentano le scuole reggiane. Lo conferma Ilenia Malavasi: «Ogni anno - precisa - i disabili scolarizzati aumentano di cento unità». Sul totale, la percentuali di alunni disabili certificati sono del 3,3% nelle scuole elementari, del 3,7% nelle scuole medie, del 3,3% nelle scuole superiori. Mentre il rapporto tra il numero complessivo di alunni disabili presenti nelle scuole statali e i docenti di sostegno è di 2,1 alunni per docente.

Numeri importanti che ci dicono quanto sia importante continuare a investire sulle fasce deboli garantendo diritti che nessuno può cancellare. Con la consapevolezza che l’associazionismo ha, anche parlando di disabilità, un valore che non va perso. «In questo vuoto che si è venuto a creare - conclude Sabrina Montanari della Fa.Ce. - l’obiettivo è che le famiglie non si isolino e non si sentano sole. Solo insieme si potrà evitare il rischio di tornare indietro».

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