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convegno dell’«alleanza»

Appalti a rischio: le mille insidie della criminalità

Appalti a rischio: le mille insidie della criminalità

REGGIO EMILIA. Massimo ribasso, subappalti, caporalato, scatole cinesi inestricabili: sono tante le insidie dell’infiltrazione criminale nei settori pubblico e privato, attraverso gli appalti. Se ne...

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REGGIO EMILIA. Massimo ribasso, subappalti, caporalato, scatole cinesi inestricabili: sono tante le insidie dell’infiltrazione criminale nei settori pubblico e privato, attraverso gli appalti. Se ne è discusso ieri in Fiera su iniziativa dell’Alleanza reggiana per una società senza mafie (ne fanno parte i Comuni, la Provincia, la Camera di commercio, le associazioni di categoria, ordini professionali, sindacati, cooperative e associazionismo) che ha radunato esperti e tecnici tra commercialisti, consulenti del lavoro, settore pubblico e bancario.

«Dobbiamo garantire legalità e trasparenza anche a costo di ritardare le opere pubbliche», ha sintetizzato il presidente della Provincia Gianmaria Manghi, che ricorda bene lo scotto della prima interdittiva antimafia su un’opera consistente, la tangenziale di Novellara nel 2011: «Fu allora che gli amministratori si resero conto di quanto il nostrto territorio fosse a rischio». E oggi? Bisogna guardarsi innanzitutto dai “colletti bianchi”, che corrompono il tessuto sociale dall'interno.

Il Comune di Reggio, spiega l’assessora Maramotti, organizzerà a gennaio una serie di incontri tematici, sotto forma di focus group.

Gli enti pubblici, spiegano i relatori (Paolo Villa commercialista, Alessandro Millo della Dtl Modena, Davide Ferrari Spsal di Modena, Gabriele Arveda consulente del lavoro e Michele Pisani di Bper), devono guardarsi dalle offerte anomale, ma anche fare ricorso limitato alla procedura negoziata, più snella ma anche molto più discrezionale: inviti un certo numero di imprese e tratti direttamente con loro, scegliendo quella più «rispondente». L’efficacia dei sistemi di controllo interno limita (o dovrebbe) le cosiddette opportunità favorevoli, un terreno fertile per le frodi.

E bisogna anche stare molto attenti al conflitto d'interesse occulto che spesso «fabbrica» i funzionari corrotti. Dalla manipolazione dei costi all’alterazione dei prezzi, dalle fatture false o gonfiate alla sostituzione dei prodotti sino alla fornitura di servizi inesistenti, le fattispecie di reato sono pressoché infinite. Gli amministratori dovrebbero essere un po’ meno ingenuit, a fronte di offerte «stranamente vantaggiose».

Lo strumento della certificazione dei contratti (facoltativo nel settore privato e per ora inefficace) dovrebbe garantire la genuinità degli appalti, ma espone a rischi senza offrire incentivi né «regolari» corsie preferenziali virtuose, ad esempio nello snellimento delle pratiche burocratiche.

E poi c’è l’aspetto dell’uso improprio del personale delle cooperative, la piaga del facchinaggio illecito, la girandola dei prestanome di molte fornitrici di servizi (il meccanismo “apri-chiudi” ma alla fine il reale proprietario è sempre lo stesso), la zona grigia tra appalti e subappalti: al punto che, alla fine, non si riesce neppure più a distinguere.

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