Disabili, Manghi chiede aiuto all’ateneo
Il presidente della Provincia sulla cancellazione dell’assistenza: «Siamo senza soldi, ma proveremo ad attivare stage»
REGGIO EMILIA. «Proveremo ad attivare un ragionamento con l’università, cercando di coinvolgere gli studenti di Scienze della formazione». Le risorse mancano completamente, nonostante per il progetto Tutor ogni anno siano stati stanziati meno di duecentomila euro: una cifra modesta, ma fondamentale per l’assistenza di 672 ragazzi disabili che frequentano le scuole superiori reggiane, ai quali proprio il progetto Tutor della Provincia assicurava assistenza durante le lezioni.
Ma, di fronte alla mancanza di insegnanti di sostegno assegnati dallo Stato, il presidente della “nuova” Provincia, Giammaria Manghi, cercherà di trovare sponda nell’ateneo, per risolvere una situazione nata in seguito ai ripetuti tagli che gli enti locali hanno subito nel corso degli anni per le manovre dei governi. Proprio giovedì prossimo, alle 14 nella sala consiliare di Palazzo Allende, in corso Garibaldi, si riunirà l’assemblea dei sindaci. E, all’ordine del giorno, ci sarà anche l’aggiornamento sulla situazione economico-finanziaria dell’ente rispetto al prossimo bilancio di previsione 2015. Una situazione che si annuncia drammatica, sulla quale lo stesso Manghi è costretto ad ammettere di avere le mani legate. A rischio, tutte le funzioni della Provincia come è stata conosciuta finora. E tutti quei progetti, come il Progetto Tutor, che in qualche modo rappresentavano un fiore all’occhiello del Welfare reggiano. «In questo momento subiamo un taglio superiore ai venti milioni di euro su un bilancio che nella parte corrente conta 53 milioni di euro», spiega Manghi, precisando tuttavia che la decisione di lasciare a casa gli studenti disabili il sabato dipende esclusivamente dall’organizzazione degli istituti scolastici, e in nessun modo può essere addebitata alla Provincia. «Capisco perfettamente le richieste dei genitori degli studenti disabili – aggiunge – nel Comune di Poviglio, nel ’99, sono stato uno dei primi assessori ad inserire educatori nelle scuole per sopperire alle assenze di docenti di sostegno. E sul tema la mia storia personale dimostra una particolare sensibilità. Ma non siamo di fronte ad una scelta politica su dove dirottare risorse. Al contrario: con le cifre di oggi non avremmo neanche i soldi per pagare il riscaldamento».
Sulle funzioni del nuovo ente, e sulle deleghe che continuerà o meno a mantenere, mercoledì prossimo inoltre è in programma un incontro con il neogovernatore, Stefano Bonaccini. Ma, piuttosto che bussare alla porta delle Regione, per rinnovare il progetto Tutor Manghi pensa di chiedere aiuto all’università: «L’integrazione dei diversamente abili è un diritto primario della nostra democrazia che deriva dalla legge 104: una legge straordinaria ma inevasa, nella quale si dice che ci devono essere insegnanti di sostegno, forniti dallo Stato. Con il progetto Tutor di fatto la provincia surrogava lo Stato. Ma i Comuni e la Provincia ora sono destinatari di tagli che non consentono di assolvere più queste funzioni». Di qui l’idea di rivolgersi all’Unimore: «Cercheremo di aprire un’interlocuzione per sondare la disponibilità ad organizzare stage e tirocini degli studenti di Scienze della formazione su questo tipo di attività».
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