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Raddoppiate le violenze sulle donne

Raddoppiate le violenze sulle donne

Castelnovo Monti, i dati della Fp-Cisl in montagna: da 13 a 26 casi in un anno. «Troppo silenzio su questo dramma»

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CASTELNOVO MONTI. Sono raddoppiati in un anno gli episodi di violenza su donne nel territorio dell’Appennino: le donne assistite nel distretto montano sono passate infatti da 13 a 26 all’anno, segno di una richiesta forte di aiuto da parte delle vittime di violenza che spesso rimane inespressa o nascosta.

«Contro la violenza sulle donne e il femminicidio è giunto il momento di mobilitarsi partendo dalle nostre case: è un diritto opporvisi in ogni modo». Così commenta questi dati piuttosto allarmanti Luciano Semper, segretario generale dei pensionati Cisl di Reggio. «Nel distretto dell’Appennino sono cresciute con forza le donne che chiedono aiuto ai servizi, e che escono di casa a seguito di violenza. Un dato che è emerso in una recente giornata promossa da Fnp Cisl Reggio, e Coordinamento donne Le idee che si realizzano».

Aggiunge Doris Salardi, responsabile del Coordinamento Donne: «Denunciamo oggi come sindacato la deriva che la società odierna sta prendendo nei confronti delle donne. Come organizzazione sindacale è nostro dovere tutelare i diritti della persona e la violenza sulle donne è un chiaro esempio di violazione di questi diritti. Perciò la nostra federazione si sta muovendo per sensibilizzare le persone alla tematica».

Sempre più sono i casi di femminicidio in Italia, 179 solo nell’ultimo anno come evidenziato da Maria Luisa Muzzini, direttrice del Distretto Socio-Sanitario dell’Ausl a Castelnovo: «Il vero problema però è il silenzio. La cosa più difficile per una donna è denunciare gli atti di violenza di cui è vittima in prima persona e chiedere aiuto agli operatori sociali, sanitari e alle associazioni che si impegnano in questo contesto. Questo incremento registrato nell’ultimo anno ci fa dire che avevamo bisogno di affrontare il tema, alzare la tenda di silenzio, rendere i nostri professionisti ‘capaci di vedere’ i primi segnali anche indiretti di un problema di cui emerge solo la punta dell’iceberg».

«Il passo successivo – ha concluso la Muzzini – che stiamo intraprendendo con le scuole, ma che dovremo sviluppare fin dai primi momenti educativi, sono gli incontri di prevenzione. Occorre ricostituire una ‘Comunità educante’, che faccia del rispetto della persona umana il proprio fondamento».

L’Associazione “Non da sola” presente all’incontro ha evidenziato i numeri in continua crescita dell’accoglienza nella Casa delle Donne di Reggio che gestisce in convenzione con il comune e l’Ausl. (l.t.)

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