La crisi del Parmigiano Reggiano: cause e possibili rimedi
L'embargo russo, ma anche una filiera lunga e inadeguata. La nostra inchiesta su un modello da ripensare
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REGGIO EMILIA. Le cifre parlano chiaro: stretto tra le mille imitazioni, l'embargo russo e una filiera lunga che strozza i piccoli produttori, il Parmigiano Reggiano sta attraversano un momento difficile. Il Consorzio ha già deciso di chiedere ai produttori un taglio del 5% del latte che fino ad oggi veniva prodotto per il parmigiano reggiano. Questo produrrà un primo effetto, nel 2015: un taglio di 150mila forme rispetto alla produzione annuale. Ma questo probabilmente non basterà a far risalire il prezzo del re dei formaggi.
L'ARTICOLO DI REPUBBLICA: "Prezzi bassi, adesso rischia il trono"
La miccia è stata ufficialmente accesa dalla senatrice Pd Leana Pignedoli: "L'industria che confeziona e commercializza il prodotto in tutte le sue forme stanno andando all’attacco dei caseifici. A questi prezzi, i produttori non riescono più a garantire abbastanza latte per il formaggio. E allora l’industriale arriva e dice al casaro: il latte te lo fornisco io. Torniamo alla soccida, per non dire a una nuova forma di mezzadria. In alcuni casi, sul nostro Appennino, alcuni casari hanno già ricevuto offerte dall’industria di trasformazione per cedere la loro attività".
Leggi qui l'articolo integrale sull'allarme di Pignedoli
A stretto giro di posta arriva la replica di Giuseppe Alai, presidente del Consorzio: "Il primo punto da risolvere è la stagionatura che richiederebbe sostegni per 24 mesi. Ora invece molti di coloro che producono il formaggio dopo soli 12 mesi sono costretti a cederlo a chi lo commercializza perdendo in tal modo parte degli introiti e faticando così a remunerare in modo adeguato i fornitori della materia prima, il latte".
Leggi qui l'articolo integrale con l'intervista a Giuseppe Alai
Vista dai produttori, la crisi obbliga a un profondo ripensamento della filiera: "Oggi - spiega Paolo Crotti, Podere Giardino di Roncadella - il nostro formaggio viene venduto a 7,30 euro il chilo. A questi prezzi nella migliore delle ipotesi il latte verrà liquidato dalle latterie a 50 euro al quintale quando per produrlo ne servono almeno 55. Proprio questa mattina ho visto un'offerta del Sigma con il Parmigiano Reggiano a 9,75 euro il chilo. Capisco che si tratti di un prezzo civetta per attirare clienti ma non è possibile permettere che il nostro prodotto venga utilizzato in questo modo proprio nel momento in cui le aziende zootecniche stanno rimettendo soldi e rischiano la chiusura. Iniziative di questo genere sono un servizio per i commercianti che in questo modo si sentono sempre più legittimati a prenderci per il collo"
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Leggi qui l'intervista integrale a Paolo Crotti
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La Commissione Ue ha esteso ai formaggi a pasta dura e a lunga stagionatura, tra i quali anche il “re” dei formaggi, le misure già adottate per i prodotti freschi e volte a tamponare i danni per i produttori agricoli dovuti all’embargo della Federazione Russa verso le esportazioni di prodotti agroalimentari europei come ritorsione per le sanzioni adottate nella crisi con l’Ucraina. In particolare, a giorni scatteranno specifiche misure per attivare l'ammasso privato del Parmigiano Reggiano.
Il ministro dell'agricoltura Martina conosce bene il problema delle frodi agroalimentari e del falso made in Italy. Forse, sarebbe ora di pensare anche a un marchio unico per il made in Italy
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"Aumentano le scorte di Parmigiano Reggiano nei magazzini di stagionatura e crolla il prezzo del formaggio: è una conseguenza dell’aumento della produzione, sia in numero che di peso delle forme, combinato con un deciso calo dei consumi alimentari nel nostro Paese": così la Cia, che auspica una modulazione produttiva in grado di riequilibrare il mercato.
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"Abbiamo già visto in passato che quando si produce più di 3 milioni di forme di formaggio è certo che si crea una pesante crisi di mercato costringendo diversi allevatori a cessare la propria attività - spiega in una nota la Cia - perché se la modulazione delle quote latte formaggio Parmigiano Reggiano se non è affiancata da una precisa ed organizzata scolmatura, che indirizzi quindi il latte eccedentario al consumo alimentare evitandone la trasformazione, si tradurrebbe solamente in una ulteriore tassa a carico dei produttori». A giudizio della Confederazione il Consorzio dovrà rivedere, qualora vi sia la necessità, alcuni punti del disciplinare produttivo, del regolamento di marchiatura e di altri regolamenti".
Il 2015 sarà anche l'anno dell'Expo dedicata al cibo: «Stiamo lavorando intensamente - sottolinea il presidente del Consorzio del Prosciutto di Parma, Paolo Tanara - per far sì che la nostra presenza a Expo 2015, che avverrà con una significativa presenza istituzionale nell'ambito di "Padiglione corporate Federalimentare4EXPO", sia fruttuosa e in grado di offrire ai visitatori della manifestazione la possibilità di toccare con mano un modello di qualità e know-how unico al mondo, segnato da un profondo legame con il territorio di origine e con una lunga tradizione di artigianalità che connota le nostre aree».
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