Per il dopo De Miro un esperto di mafia: è Raffaele Ruberto
Il nuovo prefetto di Reggio Emilia è pugliese e ha 58 anni È stato commissario straordinario a Gioia Tauro e a Napoli
REGGIO EMILIA. Il Consiglio dei ministri ha deciso: Raffaele Ruberto, 58 anni, sarà il nuovo prefetto di Reggio Emilia.
Scorrendo le esperienze professionali maturate dal dottor Ruberto, la sua appare come una nomina di quelle solide, decisamente in linea con un territorio complesso come quello reggiano, in cui infiltrazioni mafiose, monitoraggio degli appalti pubblici, governo del ciclo dei rifiuti, evasione fiscale, sicurezza e ordine pubblico sono temi piuttosto caldi, culminati in inchieste e provvedimenti a dir poco clamorosi, specialmente nell’ultimo anno.
Originario di Bari, laureato in giurisprudenza, Ruberto è stato vice prefetto vicario di Torino, ma ha girato in lungo e in largo la penisola con incarichi di grande responsabilità, anche da far tremare i polsi. Parlano per lui, specialmente, due ruoli ricoperti in tempi recenti. In seguito alle dimissioni del sindaco, è stato commissario prefettizio nientemeno che a Gioia Tauro (Reggio Calabria): città in cui la ’ndrangheta non scherza ed usa i propri appetiti criminali attraverso il porto e lo smaltimento dei rifiuti. Non da meno l’essere stato commissario straordinario per l’espletamento delle procedure finalizzate all’individuazione dei siti e alla realizzazione di impianti di discarica nei territori delle province di Napoli e Salerno. Un compito non facile in una terra che pullula di discariche abusive e l’emergenza-rifiuti non finisce mai. Nel corso della sua carriera professionale Ruberto è stato anche capo di gabinetto a Ravenna, Matera, Crotone e nella “sua” Bari (dove è stato pure responsabile del servizio immigrazione), coordinatore del nucleo monitoraggio appalti a Catania, vice commissario straordinario per l’emergenza nomadi in Piemonte, componente Co.re.co di Bari e Crotone. Insomma, un funzionario dello Stato esperto (che ama pure la scrittura, visto che da 10 anni è giornalista pubblicista) e “tagliato” per le problematiche reggiane. Come del resto lo è stato il suo predecessore, cioè il prefetto Antonella De Miro che agli inizi di settembre ha lasciato Reggio Emilia (Perugia la nuova destinazione) lasciando un’eredità mai vista prima e che si è condensata in una sessantina fra interdittive antimafia ed esclusioni dalla “white list” stilata per i lavori di ricostruzione legati al terremoto del 2012.
La nomina del nuovo prefetto era decisamente attesa, anche e soprattutto dagli amministratori locali che in questi mesi non hanno mancato di sottolineare come Adriana Cogode, l'attuale vice prefetto vicario reggente di Reggio, abbia dato prova di grandi capacità nella gestione delle “sfide” lasciate suo malgrado aperte da Antonella De Miro, il prefetto che più di tutti ha contribuito a sollevare il coperchio sulle infiltrazioni mafiose nel Reggiano. Commissario straordinario per i Comuni di Castelnovo Sotto e Correggio, la Cogode si è fatta conoscere e apprezzare anche dalla cittadinanza.
E una volte ereditate le redini della Prefettura, ha saputo seguire il solco segnato dalla De Miro. Al punto che diversi sindaci della provincia non avevano mancato di sottolineare l'importanza che avrebbe avuto per Reggio, una "promozione sul campo" della De Miro. Ma a Roma, il Governo Renzi, ha deciso diversamente.
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