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Aumentano le tasse locali, non si riducono Imu e Tasi

Aumentano le tasse locali, non si riducono Imu e Tasi

Unindustria lancia l’allarme: «Nel 2014 il fisco assorbe il 53% dell’utile lordo». La soluzione? «Rivedere la spesa pubblica per poter ridurre la tassazione»

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REGGIO EMILIA. «Eccessivo il peso delle imposte sugli immobili locati dalle imprese. Nel 2014 il fisco assorbe il 53% dell’utile lordo: al notevole aumento delle imposte locali non è seguita una riduzione delle imposte erariali».

Oggi i contribuenti italiani dovranno versare l'Imu e la Tasi sugli immobili. Unindustria Reggio Emilia, approfittando di questa scadenza, porta ad esempio la situazione di un'impresa associata per rendere ancora più evidente, qualora ve ne fosse necessità, l'eccessivo peso fiscale che grava sulle imprese in Italia e nello specifico sul reddito derivante dalla locazione di immobili.

Il caso citato da Unindustria riguarda una realtà di uffici e di negozi situati a Reggio e a Ravenna che vengono concessi in locazione da una società a responsabilità limitata. Come è ben evidenziato dalla tabella pubblicata sopra, posto pari a 100 euro l'incasso dell'affitto, l'imprenditore sostiene 39,98 euro di costi di gestione (ammortamenti, spese di condominio, manutenzioni straordinarie, assicurazioni, ecc.).

Ne risulta un utile al lordo delle imposte di 60,02 euro. Dall'utile lordo devono poi essere sottratte le imposte pari a 31,87 euro per arrivare all'utile netto di 28,15 euro che rimane in tasca all'impresa. Nel 2014 il fisco assorbe il 53% dell'utile lordo.

Il carico tributario era decisamente più basso nel 2010: le imposte erano pari a 25,35 euro e all'impresa restavano 34,67 euro. Nei periodi in esame si riscontra un notevole aumento del peso fiscalità locale, che risulta più che raddoppiato: nel 2010 si pagavano 4,69 euro di Ici, ora si pagano 11,87 euro di Imu. L'Irap è rimasta immutata, l'Ires è diminuita di appena 0,66 euro a causa della deducibilità del 20% dell'Imu pagata dalla base imponibile Ires.

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Questo il laconico commento di Unindustria: al notevole aumento delle imposte locali, non è seguita una riduzione delle imposte erariali con conseguente aggravio del contribuente. Quale la soluzione?Unindustria Reggio Emilia ritiene che la strada da percorrere sia «quella di una revisione strutturale e di un efficientamento della spesa pubblica allo scopo di consentire una riduzione della tassazione complessiva che grava sulle imprese e sul lavoro in generale, diventata opprimente, anche a fronte del principio di invarianza della pressione fiscale sancito dalla legge n. 42 del 2009 sul federalismo fiscale, secondo cui, anche nella fase transitoria, all'aumento delle entrate locali sarebbero dovute diminuire quelle statali».

La situazione portata come esempio da Unindustria testimonia che questo principio è stato ampiamente disatteso. La sensazione di oppressione fiscale insostenibile e crescente è infatti - viene sottolineato - ormai un sentimento ampiamente diffuso tra le imprese aderenti. E Unindustria, ancora una volta, se ne fa portavoce per sensibilizzare la classe politica ad adottare correttivi e soluzioni.

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