Auto a fuoco, lo chef Bruno Barbieri sentito dalla Mobile
Rogo doloso: ha agito un professionista, nel piazzale di via Cecati non vi sono telecamere. Il caso segnalato all’Antimafia
REGGIO EMILIA. Chi ha incendiato l’auto dello chef stellato Bruno Barbieri? Al momento la risposta non appare facile, per tutta una serie di motivi. Il lavoro investigativo della squadra mobile – coordinato dal pm Giulia Stignani – è di quelli delicati, anche se non soprattutto perché questa vicenda ha alzato un rilevante polverone, legato alla celebrità di chi è stato colpito con quelle fiamme appiccate nella notte e che hanno causato danni rilevantissimi alla Mini Cooper parcheggiata sabato occasionalmente in via Cecati, nel piazzale Catellani. Tanto per entrare subito nel merito dell’inchiesta – l’accusa, contro ignoti, è di danneggiamento seguito da incendio – chi ha agito l’ha fatto non in maniera improvvisata, anzi: ha cosparso di liquido infiammabile il tetto della macchina e in un amen la Mini Cooper è stata avvolta dalle fiamme.
Due grossi scoppi hanno attirato – poco dopo le tre di lunedì – l’attenzione, lì vicino, della dipendente di un pub e di alcuni clienti del locale: hanno visto l’auto che prendeva fuoco, ma nessun movimento sospetto. Se un aiuto non arriva dai testimoni (che hanno dato l’allarme), men che meno può giungere dalle telecamere di sorveglianza, perché semplicemente in quel punto del parcheggio non vi sono.
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Nelle ultime ore sono state sentite alcune persone, in primis – anche se solo per telefono – lo chef stellato che poi dovrà formalizzare in questura quanto già dichiarato ai poliziotti. Sia Barbieri che la concessionaria mantovana (la Tullo Pezzo, di cui lo chef è testimonial e aveva in uso promozionale la Mini Cooper incendiata) hanno già dato ai giornali – tramite portavoci – una versione concorde: mai ricevuto minacce. Resta il fatto che chi ha appiccato il fuoco è ben informato (Barbieri aveva in uso quella Mini Cooper solo da due giorni...) ed ha agito da professionista.
Se la pista della sfera personale rimane quella più battuta, l’informativa della Mobile è già stata girata – per conoscenza – all’Antimafia. Non vi sono dubbi che si tratti di incendio doloso e il “contatto” con la Dda in un caso simile è previsto dalla normativa. Ma al di là della prassi investigativa, fa un po’ pensare che un luminare della cucina italiana, intenzionato ad aprire un ristorante nella nostra città, subisca un atto simile proprio a Reggio Emilia. Un avvertimento in pieno stile mafioso? Un’ipotesi investigativa non ancora esclusa.
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