Compensi, i clienti insultano gli impiegati
L’associazione dei consumatori stigmatizza la protesta: le colpe sono della società, non dei lavoratori
REGGIO EMILIA. Continuano a suscitare indignazione la superliquidazione di 950mila euro pagata da Iren all'ex-ad Nicola De Sanctis e il successivo contratto di consulenza per 400mila euro. Tanti cittadini, esasperati dalle bollette sempre più pesanti, scaricano la rabbia riempiendo di improperi e insulti gli impiegati che li ricevono nelle sedi dell’azienda multiservizi e quelli che rispondono ai numeri verdi. Federconsumatori, pur denunciando con forza l'inammissibilità di compensi duecento volte più alti di quelli di un comune dipendente, non approva questo tipo di protesta: «Sigmatizziamo - dice il segretario provinciale Giovanni Trisolini - il comportamento di chi si rivolge agli sportellisti di Iren in modo inurbano. I dipendenti non sono responsabili delle decisioni assunte dagli amministratori. Non ha senso prendersela con loro. Chi vuole protestare lo faccia attraverso le associazioni dei consumatori, che interpellano chi di dovere». Molti sono convinti che i rincari delle fatture siano finalizzati a pagare i compensi spropositati dei manager. «In realtà - osserva Trisolini - c'è un altro onere più pesante da sostenere, le fatture di un milione e 800mila euro non pagate per il teleriscaldamento. C'è anche la responsabilità di qualche amministratore condominiale, ma gli insoluti sono esplosi con la crisi. Quando qualche condomino comincia a non corrispondere la sua quota, gli altri finiscono per imitarlo». In passato Iren ha collegato al teleriscaldamento i fabbricati che avevano caldaie a gasolio. Gli impianti di riscaldamento, però, sono rimasti centralizzati. Se alcuni condomini non pagano le bollette condominiali, gli altri sempre più spesso rifiutano di farsi carico delle loro quote e portano il debito alle stelle rendendolo difficilmente esigibile. Così l'azienda è tentata di scaricare gli insoluti sull'insieme degli utenti. (l.s.)
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