Fusione, ecco il progetto... e i primi dubbi
Presentato al Museo Cervi lo studio di fattibilità per la nascita dell’ente unico tra i Comuni di Gattatico, Sant’Ilario e Campegine
CAMPEGINE. Erano oltre duecento le persone che, lunedì sera, si sono trovate al museo Cervi per parlare del futuro dei loro comuni. Le poltroncine erano tutte occupate, così come le sedie che sono state aggiunte all’ultimo, e tanti hanno ascoltato gli interventi in piedi, appoggiati contro il muro con la giacca in mano, o dall’atrio. L’importante, comunque, era esserci.
E cercare di capire cosa significhi concretamente fondere in un unico nuovo ente Campegine, Gattatico e Sant’Ilario. «Si tratta di tre Comuni virtuosi in grado di fornire servizi di alta qualità – ha affermato il dottor Emanuele Barbagallo della Sistema Susio srl, iniziando a esporre lo studio di fattibilità condotto sul territorio – Eppure, senza considerare i servizi all’infanzia e la farmacia, tra tutti e tre gli enti ci sono solo 80 dipendenti comunali. Questo numero, in rapporto ai 22mila abitanti complessivi dei tre territori, è davvero esiguo. I servizi sono legati a poche persone: basta che uno abbia il raffreddore e il servizio decade. Fondendo i tre Comuni, invece, a parità di personale si potranno offrire servizi più efficienti, riducendo i costi fissi di struttura e riducendo i tempi di risposta. Un esempio: oggi gli uffici di relazione con il pubblico sono aperti 24-30 ore a settimana, unendo le forze si potrebbero creare sportelli polifunzionali con personale adeguatamente formato che riesca a gestire tutti gli ambiti comunali, in modo che i cittadini possano ottenere tutti i servizi necessari in loco». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.10465767:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2014/12/09/news/prima-assemblea-pubblica-sulla-fusione-dei-tre-paesi-1.10465767]]
Non solo. Fondersi permetterebbe di uscire dalla morsa del Patto di Stabilità per tre anni e quindi usare quelle risorse che, per troppo tempo, sono rimaste chiuse a chiave nel cassetto. «Nel caso specifico poi – ha continuato Barbagallo – il nuovo ente sarebbe il più grosso della Val d’Enza e il quarto della provincia di Reggio, dopo il capoluogo, Correggio e Scandiano. Significa creare una realtà più forte e quindi anche più attrattiva per le imprese. Sicuramente i cittadini avranno paura di perdere la rappresentanza dei territori – ha ammesso – ma la legge obbliga chi si fonde a garantire la presenza di servizi decentrati sul territorio e dà la possibilità di avere organi eletti a suffragio universale diretto, come i consigli di frazione».
«L’importante è non affrontare la fusione con il pregiudizio – ha aggiunto, intervenendo dal pubblico, Nando Bertolini (presidente del Comitato per la fusione dei comuni) – e partecipare alle varie iniziative per sciogliere tutti i nodi e le diffidenze prima di esprimere la propria opinione con il referendum».
E i “nodi” più grossi sono stati messi sul piatto da River Tagliavini, ex sindaco di Campegine: «Sono convinto che non ci sia altra strada che la gestione associata dei servizi, per Comuni delle nostre dimensioni ma anche più grandi. Eppure mi chiedo perché, facendo noi già parte dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza, non iniziamo a delegare più servizi all’Unione invece di fonderci. Non credo che la nostra fusione crei semplificazioni e dubito che al nuovo Comune verrà riconosciuto un ruolo guida nell’Unione. Non posso nemmeno nascondere la paura che il peso di Sant’Ilario, che è più grosso di Campegine e Gattatico messi insieme, si faccia sentire. E poi non vorrei che il voto dei cittadini non venisse ascoltato: in Val Samoggia, in due Comuni su cinque la maggioranza dei votanti si era espressa contro la fusione e nonostante questo la fusione è stata fatta».
Il percorso che porterà al referendum, insomma, non è in discesa. Ma se l’obiettivo di incontri e assemblee pubbliche è l’acquisizione di consapevolezza, gli interventi responsabili e attenti di lunedì sera, oltre alla sala così gremita, non possono che fare pensare al meglio.
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Ha seguito attentamente la presentazione dello studio di fattibilità e tutti gli interventi del pubblico, Stefano Bonaccini, neo eletto presidente della Regione. E quando dalla platea nessuna mano si è più alzata per prendere la parola, sua è stata la riflessione conclusiva.
«Il dibattito di stasera mi appassiona – ha esordito – perché siamo la regione italiana in cui la legge sulla fusione dei Comuni è più avanti (il 90% dei nostri comuni è associato). Io sono un sostenitore delle fusioni, ma non voglio obbligarle e credo che in questa fase chi ha dei dubbi debba esporli. Tuttavia, se finalmente verranno abolite le 110 province, la Regione si troverà a rapportarsi direttamente con i Comuni. E allora sarebbe bene semplificare e omogeneizzare anche questo livello di governo. La soluzione sta tutta nelle Unioni e io mi sono posto l’obiettivo di arrivare al 100% dei Comuni accorpati nella nostra regione. Fare o non fare la fusione resta una scelta vostra ma è innegabile che nella competizione globale in cui ci troviamo, più si è piccoli e meno si è competitivi. Senza considerare la grande opportunità di poter uscire per tre anni dal Patto di Stabilità e poter usufruire dei finanziamenti regionale e statale, una decina di milioni di euro».
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