Ancora sfollati dopo 18 mesi e devono pure pagare
L'odissea degli abitanti della palazzina di via Fontanaguidia: partiti pochi giorni fa i lavori nel condominio danneggiato dal terremoto del 21 giugno 2013
CASTELNOVO MONTI. Non è un cantiere come tanti quello che ha aperto da alcuni giorni lungo via don Bosco: dopo un anno e mezzo dal sisma si lavora infatti sulla palazzina di via Fontanaguidia, sfollata a seguito dei danni piuttosto seri riportati dopo la scossa del 21 giugno 2013. Da quel giorno i 18 inquilini e proprietari di spazi commerciali al pianterreno dello stabile sono costretti fuori dalla loro proprietà, e hanno vissuto una odissea sicuramente impegnativa e sfibrante. Basti pensare che i lavori in corso, che risultano piuttosto importanti, al momento risultano pagati completamente dagli stessi inquilini, che non hanno ancora ottenuto alcun finanziamento per la ristrutturazione.
Lo spiega Santina Bussi, della società l’Immobiliare, che amministra il condominio di via Fontanaguidia e ha seguito tutte le relative pratiche fin dallo sfollamento. «I lavori sono partiti da qualche settimana, e in questa fase riguardano il piano terra, che è stato quello più seriamente danneggiato: ha infatti avuto la funzione di “cuscinetto”, subendo le conseguenze più pesanti ma in un certo modo “salvaguardando” i piani superiori. Per questo tutti gli inquilini, nonostante la differenza nei lavori necessari ai vari piani, hanno deciso di dividere equamente le spese».
I lavori riguarderanno l’intero stabile: il piano terra vedrà anche un consistente rinforzo, mentre i piani superiori saranno ristrutturati. Sembra davvero una beffa il fatto che queste famiglie, che sono fuori dalle loro abitazioni da un anno e mezzo, debbano anche affrontare una spesa ingente prima di poter rientrare, eppure rientra tutto in una contingenza particolarmente sfortunata. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.7307094:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2013/06/22/news/due-palazzine-inagibili-sfollate-sei-famiglie-1.7307094]]
Spiega infatti ancora Santina Bussi: «Per tutti la spesa necessaria è importante e rappresenta sicuramente una difficoltà, ma tanti sono ormai esasperati perché vogliono soltanto rientrare nelle loro case. Da 18 mesi vivono o da parenti, oppure in locali presi in affitto, per i quali hanno avuto una sovvenzione dalla Regione. Questa, insieme al Comune che si è fatto carico della perizia geologica, sono stati gli aiuti che hanno ricevuto finora, mentre anche la perizia strutturale è stata a loro carico. Hanno avanzato richiesta di finanziamento alla Regione, che non aveva dichiarato all’epoca lo stato di calamità naturale per questa zona, e a quanto risulta l’ente emiliano romagnolo starebbe compiendo valutazioni per poter individuare una voce su cui poter erogare qualche ulteriore finanziamento. L’edificio infatti non poteva rientrare nell’assegnazione dei fondi per l’adeguamento antisismico».
Fondi che sono arrivati in modo anche abbastanza consistente a Castelnovo e in Appennino, ma soltanto per edifici costruiti prima del 1984. Non è il caso della palazzina di via Fontanaguidia, realizzata 22 anni fa. Sul motivo per il quale una palazzina così recente fosse risultata la più danneggiata sul versante emiliano dal sisma del giugno 2013, Santina Bussi conclude: «Sembra che sia legato ad una serie di concause, sui cui aspetti ovviamente sarebbe più corretto riferirsi alle due perizie depositate. Comunque sembra che ci siano alcuni accorgimenti che avrebbero potuto limitare i danni e che non furono presi all’epoca della costruzione, ed insieme alcuni aspetti peculiari del terreno che hanno amplificato l’onda sismica».
La durata dei lavori è prevista in altri 5 – 6 mesi. Ci sono buone possibilità che il prossimo giugno, a due anni dal sisma, l’odissea delle famiglie possa concludersi.
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