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proposta shock della cgil

«Iren schiava del profitto, torni Enia»

Roberto Fontanili
«Iren schiava del profitto, torni Enia»

I vertici regionali del sindacato chiedono la creazione di una società dentro la holding ma autonoma sui territori
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REGGIO EMILIA. Tornare indietro, tornare ad Enia, per cambiare pelle a Iren. L'obiettivo della Cgil dell'Emilia- Romagna di fronte a quello che Iren è divenuta oggi è duplice: riavvicinarla ai territori e ai bisogni dei cittadini e salvarla da una privatizzazione strisciante, con diversi comuni soci che stanno vendendo le azioni in loro possesso.

Un po' perché scontenti del servizio, (come nel caso di Castellarano e altre realtà) ma sopratutto per fare cassa e di utilizzare (come consente la legge di stabilità) tali risorse senza sforare il Patto di Stabilità.

Per la Cgil regionale l'unica strada percorribile per riavvicinare Iren ai territori e ai cittadini è quella di creare all'interno della multiutility (che resterebbe l' l'holding di riferimento), un'azienda autonomia che si occupi dei servizi (rifiuti e acqua sopratutto) nel territori di Reggio, Parma e Piacenza.

«Lo strumento potrebbe essere la società Iren Emilia che già esiste, ma che fino ad ora è stata svuotata e che garantisca i servizi e riprenda a dialogare con Hera», ha detto ieri Cesare Melloni, della segreteria regionale Cgil, rilanciando la posizione della Cgil regionale da sempre contraria alla fusione tra Enia e Iride a scapito di quella con Hera.

Melloni - con a fianco i rappresentanti della Funzione Pubblica e di Filtem dell'Emilia Romagna - le due categorie che raggruppano i lavoratori di Iren - e il componente della segreteria provinciale della Camera del Lavoro Matteo Alberini ha poi aggiunto che «occorre prendere atto che l'assemblaggio tra Enia e l'azienda di Genova e Torino) non ha funzionato».

Nelle intenzioni della Cgil la “rinascita” della azienda emiliana la metterebbe in condizione di agire in autonomia non solo «nell'erogare gli attuali servizi, ma anche di svilupparne dei nuovi. A partire dal recupero e riuso dei materiali, da un nuova politica nella gestione del servizio idrico che per la Cgil regionale deve restare in Iren, all'efficentamento energetico degli edifici e delle energie rinnovabili, per arrivare fino ad una politica di difesa del suolo».

Iren in questo modo, per la Cgil, potrebbe «tornare un' azienda in grado di creare occupazione e di riportare al proprio interno la parte di appalti e di esternalizzazioni, che nel settore ambiente arrivano al 70% del servizio. La nuova società dovrà infine coordinarsi con le linee programmatiche della Regione in materia di acqua, rifiuti ed energia.

Su questo percorso la Cgil chiederà un confronto pubblico con i sindaci di Reggio, Parma, Piacenza e un pronunciamento da parte degli altri consigli comunali, proponendo «una Iren meno prigioniera delle logiche del profitto, che anziché dividersi per linee di business, si divida per territori e scongiuri la vendita da parte dei comuni delle quote in loro possesso». Una strada questa già imboccata da Castellarano, Cavriago, Parma. Ma che lo scontro tra Cgil e Iren sia ormai a un punto di non ritorno, viene confermato non solo dall' accusa di una totale assenza di un piano industriale, ma anche dal deposito ieri in Procura a Reggio di un esposto per comportamento antisindacale nei confronti della multiutility.

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