«La morte di mia moglie ha paralizzato l’azienda»
San Martino in Rio: il titolare della Paterlini srl si sfoga coi dipendenti in sciopero «Gli stipendi? Non ci sono i soldi. Il lavoro non manca, ma se stanno là fuori...»
SAN MARTINO IN RIO. Fino a un anno e mezzo fa andava tutto bene. I conti tornavano, gli stipendi venivano pagati e le difficoltà, in un modo o nell’altro si superavano. Da quando però è morta Daniela Bertelli, che gestiva l’amministrazione, la Paterlini srl ha iniziato a vacillare. E’ lo stesso Remo Paterlini, patron dell’azienda leader nel settore agricolo, a raccontare i motivi che hanno portato la ditta, fondata da lui e dalla moglie, ai problemi di oggi tra cui, il problema più grave è il mancato pagamento di stipendi di diversi dei suoi lavoratori che da quasi un mese, per essere pagati, sono in presidio davanti all’azienda.
«E’ vero, devo loro almeno cinque stipendi – spiega Paterlini – ma questa storia è un po’ come un cane che si morde la coda. Fino a quando c’era mia moglie tutto funzionava; era lei che si occupava dell’amministrazione e io non me ne sono mai preoccupato. Poi lei un anno e mezzo fa è morta a causa di un tumore e le cose in azienda sono iniziate a peggiorare. Per ignoranza non me ne sono mai occupato personalmente ma mi sono fidato del vecchio commercialista e dei miei collaboratori. Cosa sbagliata, perché presto siamo arrivati al fatidico concordato tra l’azienda e i lavoratori».
Concordato che poi non è andato a buon fine. «Ho fatto rileggere a esperti e mi hanno detto “ma qui l’azienda lavora... è sana”. Per questo abbiamo sciolto il concordato che poteva avere conseguenze anche spiacevoli per l’azienda e abbiamo deciso di mantenere integra la Paterlini, spiegando ai nostri dipendenti che prima o poi ci saremmo saltati fuori e li avremmo pagati».
Ovviamente questo non è piaciuto ai dipendenti che hanno deciso di scioperare. Tra loro, infatti, c’è chi ha bisogno di quello stipendio e non può più contare sui risparmi.
«Oggi i soldi però non ci sono – spiega Remo – quindi possono stare fuori e danneggiare loro stessi e l’azienda o rientrare e lavorare. Perché di lavoro ce n’è, tanto, ma mancano i soldi. Anche per noi è dura recuperare crediti se non sappiamo neppure a chi andarli a chiedere. Questo lo dico perché anche l’amministrazione è fuori a scioperare e io non so come muovermi in mezzo a questo caos. Lo ripeto: era mia moglie a occuparsi della parte economica, io ho sempre e solo lavorato».
Lo ripete tra le lacrime, Remo, ricordando sempre la moglie. «Una cosa sola so: se rientrassero ora si andrebbe di sicuro avanti più velocemente, si recupererebbero crediti e soldi e potrei pagarli. Devono avere fiducia perché altre soluzioni non ce ne sono. E non è vero che ce la passiamo bene io e la mia famiglia. I conti sono congelati dalle banche e di soldi non ce n’è per nessuno».
Remo si sente tradito dai suoi stessi dipendenti: «Capisco che loro sono fuori perché vogliono i loro soldi ma adesso più che mai servirebbe farsi un esame di coscienza. Lo farò io ma lo devono fare anche loro: a chi porta beneficio tutto questo? Mai avrei pensato che dopo tanti anni, al primo momento di difficoltà, i miei lavoratori mi abbandonassero. C'è chi se n’è andato per due stipendi non pagati, altri 15 sono fuori a scioperare e solo due mi stanno aiutando a portare avanti il lavoro. Saremo un po’ meno veloci del solito ma ci salteremo fuori comunque».
E sulla faccenda della famiglia Soncini, Remo aggiunge: «Sarà vero che dobbiamo loro tanti soldi ma ora non posso controllare. Come vi dicevo l’amministrazione è fuori a scioperare e io non so come verificare la loro situazione».
Silvia Parmeggiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA
GUARDA I VIDEO
DI PATERLINI E DEI LAVORATORI
WWW.GAZZETTADIREGGIO:IT
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
