La produzione industriale rallenta ancora
I dati di Unindustria (terzo trimestre 2014) segnalano un indebolimento anche sui mercati esteri
REGGIO EMILIA. Nel trimestre luglio-settembre 2014 la produzione industriale ha evidenziato una crescita modesta (+1,6%) rispetto allo stesso periodo del 2013, concretizzando i dubbi emersi nella precedente rilevazione sulla consistenza dei miglioramenti registrati negli scorsi mesi. Il rallentamento registrato riflette la scarsa dinamicità del contesto nazionale e l’evoluzione dello scenario internazionale. Ne sono alla base la perdurante debolezza della domanda interna e le condizioni sempre più selettive sui mercati esteri.
Anche la dinamica del fatturato mostra segni di rallentamento nell’ultimo trimestre, ma non un cambio di segno. I ricavi complessivi sono cresciuti del 2,2% rispetto allo stesso trimestre 2013. Il contributo alla crescita del fatturato è venuto principalmente dai mercati esteri (+4,5%), mentre la componente interna ha registrato un andamento piatto (+0,8%). Segnali di indebolimento della ripresa provengono dagli ordinativi acquisiti nel trimestre che risultano in ripiegamento, non solo quelli provenienti dal mercato interno, ma anche quelli dall’estero. Per quanto concerne il terzo trimestre 2014, sia gli ordinativi interni sia quelli esteri hanno fatto registrare una flessione, rispettivamente dell’1,0% e dello 0,6%. Le incertezze che caratterizzano l’attuale fase congiunturale si associano ad una evoluzione piatta dell’occupazione: -0,1% la variazione tendenziale registrata.
L’andamento dell’economia locale rimane, quindi, ancora instabile e connesso agli accadimenti nazionali ed internazionali. A periodi di miglioramento si alternano fasi di rallentamento come l’attuale, segnale che la via della ripresa non è ancora né chiara né lineare. Le previsioni espresse degli imprenditori reggiani evidenziano un quadro di attese molto conservativo e non lasciano intravedere un significativo mutamento del quadro economico.
Mauro Severi, presidente di Unindustria Reggio Emilia, ha così commentato i dati: «Solo con il lavoro si generano i consumi e cresce la domanda interna. Di qui la necessità dell’attuazione delle riforme attese, dal Jobs act alla delega fiscale. Non solo, serve una scossa infrastrutturale che, se accompagnata da un drastico miglioramento delle condizioni del fare impresa, può invertire la tendenza negative in essere. Infine un accenno al ruolo dell'Unione Europea che, in questa fase storica, deve mostrare a tutti le ragioni della sua esistenza operando finalmente con concretezza contro la crisi».
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