Fusione tra i Comuni, contrari i dipendenti
Gattatico: «Gli interventi della Regione e del Governo saranno vanificati dalla perdita di autonomia»
GATTATICO. Il percorso che porterà al referendum del 2016 è iniziato solo quattro giorni fa, e già si levano voci contrarie alla fusione dei comuni di Campegine, Gattatico e Sant’Ilario.
I primi a mettere in discussione il progetto sono i dipendenti del Comune di Gattatico che, «dopo l’avvio della fase dello studio di fattibilità furbescamente chiamata “partecipata”», hanno sottoscritto un documento che riassume la loro posizione.
«Ogni comune – si legge – ha un proprio percorso storico e culturale: il passato ci caratterizza e ci identifica. Fondersi vuol dire innanzitutto cancellare questa identità, il senso di appartenenza di una comunità che si è formata nel tempo con obiettivi, scelte e conquiste specifiche. E in un’epoca che tende all’indifferenziazione dei luoghi e all’anomia delle persone, riteniamo che l’identità e il senso di appartenenza di una comunità siano valori da difendere».
Ma è anche il rischio di peggiorare il rapporto tra amministratori e cittadini a preoccupare i dipendenti comunali di Gattatico. «In un periodo di scarsissima fiducia nella politica e di distanza sempre più marcata tra chi amministra e la gente, crediamo che si debba salvaguardare il rapporto di vicinanza tra amministratori e cittadini. Temiamo inoltre – aggiungono – che i nostri servizi comunali, unanimemente considerati di buon livello, potrebbero venire pesantemente riorganizzati, perdendo di peculiarità, di qualità e di prossimità agli utenti».
Riemerge, poi, la paura del Comune più piccolo (nel caso di Gattatico dal punto di vista demografico) di essere fagocitato dal comune più grosso: «È ragionevole prevedere che uno dei tre centri tenderà ad acquisire maggiore importanza a scapito degli altri. E pensiamo che il nostro capoluogo, con la perdita delle sede municipale, vedrebbe ridursi ancor di più il proprio tessuto commerciale e la propria vita sociale, e che le nostre frazioni sarebbero ulteriormente marginalizzate». C’è poi il delicato capitolo della tutela dell’ambiente. «Negli ultimi decenni il comune di Gattatico si è impegnato duramente a favore di ambiente e territorio, ma tutti gli interventi realizzati rischiano ora di essere vanificati in quanto la perdita di autonomia amministrativa potrebbe portare a scelte diverse, incentivando forme di speculazione edilizia e di cementificazione. Siamo fermamente convinti – proseguono – che tutti questi aspetti che ci fanno essere contrari alla fusione non siano assolutamente monetizzabili, e quindi non “scambiabili” con i contributi che Stato e Regione erogano ai comuni che si fondono, contributi comunque limitati nel tempo e sempre più incerti. In questi ultimi anni, poi, il governo nazionale e la Regione hanno spinto in modo deciso verso le Unioni dei comuni (nel nostro caso la Val d’Enza), alle quali sono già state conferite alcune importanti funzioni: a questo punto ci sembra che ogni processo di fusione tra comuni non solo perda la gran parte del suo significato, ma rischi addirittura di trasformarsi in un intralcio ad un’equilibrata dialettica nell’ambito dell’unione».
Martina Riccò
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