Montefalcone, il fallimento è clamoroso
San Polo: chiusura ufficiale della Srl. In liquidazione la Matilde Srl. Pagliani: «6,5 milioni buttati. Un disastro della Masini»
SAN POLO. La Matilde srl si scioglie e va in liquidazione, la Montefalcone srl fallisce ufficialmente. È segnato il destino delle due società in cui era divisa la responsabilità sul complesso di Montefalcone, uno dei luoghi più suggestivi della collina reggiana, oggi semi-abbandonato, dopo anni in cui si è pensato di farne un centro di riferimento per la promozione del territorio. Quella di ieri è stata la giornata chiave. Il consiglio provinciale ha approvato a maggioranza – con l'astensione dei due esponenti della minoranza di centrodestra – una delibera per lo scioglimento della società Matilde di Canossa srl, «per impossibilità di raggiungimento dell'oggetto sociale e conseguente nomina del liquidatore». Oggi, durante l'assemblea dei soci della Matilde di Canossa srl, la decisione diventerà ufficiale, con la messa in liquidazione. «E' una scelta politica. In questo momento abbiamo ritenuto che non potesse essere una priorità per il nostro ente», spiega il presidente della Provincia, Gianmaria Manghi, durante la discussione, dai toni vivaci, con il consigliere di opposizione Giuseppe Pagliani, autore dell’interpellanza sul «grave e tangibile fallimento dei progetti della ex presidente Sonia Masini».
Sempre ieri, in mattinata, in tribunale è stata presentata l'istanza di fallimento per Montefalcone srl, società ripartita tra Provincia di Reggio (82,5 per cento) e i Comuni di Bibbiano, San Polo e Quattro Castella, con il 5,83 per cento ciascuno). Nel 2013 l'esercizio ha chiuso con un passivo di 25.703 euro, lasciando il capitale residuo a di 1.162.770,48 euro, che verranno affidati per la loro gestione al curatore fallimentare da designare. «Senza disconoscere il valore del bene e le qualità oggettive del patrimonio storico e architettonico di Montefalcone, è bene che l'azione della Provincia si concentri oggi su altri sentieri – dice Manghi –. Penso alla garanzia occupazionale dei dipendenti e ai servizi che rimarranno di nostra competenza: tutela ambientale, dissesto idrogeologico, infrastrutture ed edilizia scolastica, priorità assolute».
«E' una scelta obbligata, o lo sarebbe diventata nel giro di pochissimo tempo, altro che scelta politica», contesta invece Pagliani, che annuncia il prosieguo della battaglia: «Questo è stato un disastro storico, non imputabile all'attuale presidente ma ai suoi predecessori sì, e noi ne faremo emergere tutti i numeri».
Nel corso della seduta, sono stati votati separatamente gli atti sulle due distinte società, entrambi approvati – anche per il passaggio alla fase esecutiva – con i dieci voti della maggioranza di centrosinistra e l'astensione dei due rappresentanti dell'opposizione di centrodestra. Con una liquidazione per il ramo immobiliare e l'entrata in fallimento per la società destinata alla promozione del territorio, si conclude così un percorso ventennale. Il bilancio ha parecchie ombre o sofferenze, ma anche aspetti positivi, come il ripristino del convento, ad oggi però non ancora utilizzabile. Rimane un complesso vastissimo, con oltre cinquemila metri quadrati di costruzioni e spazi di servizio e novantamila metri quadri di area circostante. Per il suo completo passaggio in mano pubblica, sono stati spesi sei milioni e mezzo di euro, pari a 1.300 euro al metro quadro di superficie netta edificata. Per la Provincia, «un valore del tutto adeguato per un immobile definitivamente salvato da uno stato di degrado in cui versava all’atto dell’avvio dell’iniziativa di recupero».
Adriano Arati
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