Quattro detenuti fanno gli imbianchini nelle case dell’Acer
Rinnocato l’accordo con il Comune e l’istituto penitenziario
REGGIO EMILIA. È stato rinnovato, nella Sala Rossa del municipio, l’accordo tra comune, istituto penale e Acer per favorire il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti ospitati nella casa circondariale di via Settembrini e nell’ospedale psichiatrico giudiziario. «Il senso è quello di mettere a valore le competenze di tutti, anche quelle dei detenuti», ha spiegato l’assessore al Welfare Matteo Sassi. Come successo durante quest’ultimo anno, quindi, quattro detenuti lavoreranno come imbianchini, coordinati dalla cooperativa Camelot, negli appartamenti gestiti da Acer.
«Non bisogna pensare che escano dal carcere e vadano semplicemente a farsi un giretto, però – ha precisato Sassi – I detenuti sono organizzati in due squadre da due persone ciascuna e lavorano a ritmo serrato quattro ore al giorno dal lunedì al venerdì. In cambio ricevono un piccolo rimborso spese, che dà valore al loro operato e li aiuta ad aumentare il loro senso di responsabilità».
«Quella di quest’anno è stata un’esperienza davvero positiva e siamo contenti di poterla rinnovare per altri due anni – ha aggiunto Paolo Madonna, direttore del carcere di Reggio – soprattutto perché abbiamo notato in chi ha partecipato al programma una soddisfazione personale enorme. Non solo: i quattro detenuti che hanno lavorato nelle 88 case di Acer hanno continuato ad applicare in carcere gli obblighi e le regole imparate fuori. E se quattro partecipanti al progetto possono sembrare pochi – ha precisato Madonna – bisogna pensare che, tra carcere e ospedale psichiatrico, le persone ospitate negli istituti penali di Reggio sono 300. Ci sono carceri più grossi del nostro che mandano a lavorare fuori meno detenuti di noi».(m.r.)
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