C'è bisogno di soluzioni credibili
Il 2014 è stato l’anno horribilis del trasporto pubblico reggiano. L’incidente che è costato la vita al povero Silvester, lo studente 14enne di Rubiera, rotture frequenti di mezzi, corse saltate, passeggeri pigiati come sardine, hanno suscitato accese polemiche. Tuttavia, se si vuole davvero affrontare la situazione, è giunto il momento di capire dove nascono i problemi e di affrontarli con serietà. Le cause di fondo sono evidenti e sono due. La prima è l’irrazionalità della catena di comando, la seconda è il costo troppo alto rispetto ai ricavi.
Partiamo dalla prima e poniamoci una semplice domanda: chi è responsabile del trasporto pubblico reggiano? Impossibile rispondere con certezza. Per cominciare, al vertice, troviamo ben 3 soggetti istituzionali: il Comune di Reggio per il trasporto e la mobilità urbana, la Provincia per quella extraurbana e la Regione che salda i conti. La responsabilità gestionale del servizio autobus è di Seta Spa, società controllata dagli enti locali di Modena, Reggio e Piacenza. Ma Seta, con i suoi sub-appaltatori, gestisce soltanto gli autobus, perché le linee, le fermate, le frequenze, ecc. sono stabilite da Til Srl l’agenzia della mobilità di proprietà del Comune di Reggio e di altri enti reggiani. Ma c’è anche la vecchia ACT, che ha la proprietà delle azioni delle società operative. Per i treni, invece, responsabile della gestione passeggeri è Tper Spa (trasporto passeggeri Emilia-Romagna), ma responsabile delle infrastrutture e del materiale rotabile è Fer Srl, una società della Regione. Insomma, un ginepraio. Si tratta di una catena di comando bizantina in cui le responsabilità sono talmente spezzettate che, di fronte ai disservizi e ad evidenti necessità di ammodernamento, non è facile trovare chi sia l’inadempiente e chi sia tenuto a finanziare gli investimenti per mantenere efficiente il servizio e migliorarlo.
Vediamo la seconda causa: i costi eccessivi rispetto ai ricavi. Se esaminiamo il servizio bus, scopriamo che l’età media dei mezzi è di 12 anni. E’ troppo alta. Questo spiega le frequenti rotture. Non ci sono soldi sufficienti per sostituirli perché il servizio costa 3 € a km, ma l’incasso derivante dai biglietti e dalla pubblicità è soltanto di 1 €. I due euro che mancano li mette la Regione Emilia-Romagna con soldi pubblici. A queste condizioni le società di gestione non riescono a tenere il passo delle necessarie sostituzioni di mezzi. Questi diventano troppo vecchi e il bisogno di manutenzioni aumenta. Sul versante treni locali è ancora peggio. I treni sono vecchi e malandati e quelli nuovi costano molto. Fer ne ha ordinati 3, ma ci vogliono 3 anni per averli. Non parliamo dello stato delle stazioni. Torniamo agli autobus. Seta dispone di 800 autobus. Consideriamo che ogni autobus costa 220.000 €. Per abbassare la media ad una più ragionevole età di 8 anni, Seta dovrebbe sostituire 100 mezzi ogni anno. Se non si vuole aumentare ulteriormente il debito, la gestione passeggeri dovrebbe produrre utili per almeno 22 milioni di euro ogni anno, di cui almeno 8 milioni a Reggio. Obiettivo impossibile.
Non è tutto. Ci sono corse troppo affollate nelle ore di punta e autobus semi-vuoti per il resto del giorno. Come si spiega questo fatto? Si spiega con il numero dei mezzi troppo basso. Le ore di punta richiedono, mediamente, (sull’area operativa di Seta) la disponibilità di circa 650 automezzi. Una quantità di automezzi compresa fra 50 e 100 sono sempre fermi in officina per manutenzione. I rimanenti, di scorta, suddivisi sui 3 depositi provinciali, sono troppo pochi. Quindi è difficile assicurare corse doppie nelle ore di punta. In questa situazione, basta la concomitanza di un evento di maggiore richiesta con un evento di maggiore manutenzione ed ecco i sovraffollamenti, i salti di corsa e disservizi vari. Nel resto della giornata c’è un eccesso d’offerta che crea enormi costi alla collettività.
Infine, l’ingiustificabile indifferenza nei confronti del grande danno che causano, ogni anno, gli utenti abusivi che non pagano il biglietto. L’elenco dei problemi potrebbe continuare, ma la loro soluzione passa da coraggiose e innovative scelte sulle cause. E’ questo il compito che attende la classe politica locale e regionale, pena la progressiva irrilevanza del trasporto pubblico nell’ambito della mobilità urbana e l’insostenibilità dei suoi costi per la nostra comunità.
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