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«Montefalcone è lì, e vive nella storia»

«Montefalcone è lì, e vive nella storia»

San Polo, l’ex presidente Giovanelli dopo il fallimento: «Abbiamo salvato un patrimonio dal crollo»

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SAN POLO. «Per Montefalcone non si parli di spreco e dilapidazione di denaro pubblico: c’è un bene importantissimo che è stato salvato, è lì, presente e tangibile, un valore che vive nella storia e non nella cronaca».

L’ex presidente della società Matilde Srl, Fausto Giovanelli (dimessosi nel 2009 con una società detentrice di un patrimonio attivo), non archivia semplicemente sotto la voce “fallimento” una vicenda lunga e complessa come quella del Convento di origini matildiche, che verso un fallimento giudiziario è pure avviato.

Giovanelli, c’è stato un momento in cui la vicenda di Montefalcone poteva vedere una svolta che avrebbe portato a un finale diverso?

«La vicenda si potrebbe dividere in due tronconi piuttosto netti: c’è il recupero e la salvezza architettonica di una struttura storica, di grande importanza e grande pregio, che era prima destinata al crollo e alla perdita, e questa è stata un successo. Il fallimento è stato invece relativo all’individuazione e lo sviluppo di una funzione da attribuire a questo splendido edificio. Il punto critico a mio parere fu il mancato ingresso del Consorzio del Parmigiano Reggiano e della facoltà universitaria di Agraria a Montefalcone. Il recupero strutturale non fu compiuto proprio perché, per le ultime finiture come servizi, suddivisione degli spazi interni, impianti, si attendeva di individuare questa funzione a cui dovevano essere collegate».

Come mai il progetto di portarvi il Consorzio e l’Università non si concretizzò?

«A causa dell’imprevista caduta repentina del secondo Governo Prodi, che stava dando un appoggio convinto a questo progetto. Rimasti soli, i soggetti locali coinvolti non ebbero la forza per portarlo a compimento. E reputo ancora oggi che fu un vero peccato, perché alla vigilia dell’Expo, il pensiero di avere come sede del Consorzio un edificio con dieci secoli di storia avrebbe rappresentato un valore aggiunto».

Nel percorso che l’ha vista guidare la Matilde, cambierebbe qualcosa se potesse?

«Resto orgoglioso di aver contribuito a salvare Montefalcone dal crollo, e rifarei tutto. Mi sono dimesso nel 2009 con la società che aveva un patrimonio netto di 2 milioni e 300 mila euro, e anche se oggi emergono difficoltà economiche delle società legate al convento, non si dica che è stato uno spreco. I soldi spesi sono lì, ben visibili, in una struttura che è stata preservata: è stata compiuta un’operazione culturale importante, non parliamo della ristrutturazione di un gruppo di villette ma di uno dei beni architettonici più importanti della provincia. La società non fallisce lasciando dei debiti: lascia un edificio che è in piedi, con una struttura sana, e questo valore rimane».

Al momento, non appare semplice vedere nel breve termine chi, pubblico o privato, possa essere interessato a sobbarcarsi nuove cure.

«Per il mercato immobiliare è il peggior momento degli ultimi 60 anni, ma qui parliamo di una struttura che ha una storia di 10 secoli. Il valore di Montefalcone è scritto nella storia, non nella cronaca. Mi auguro che possa trovare l’utilizzo che merita».

Luca Tondelli

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