Gazzetta di Reggio

Reggio

«Mia madre minacciata col punteruolo»

di Elisa Pederzoli
«Mia madre minacciata col punteruolo»

La figlia della 76enne assalita in casa: «Se accade in via Guido da Castello vuol dire che non ci sono abbastanza controlli»

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REGGIO EMILIA. «Se succedono episodi del genere in pieno centro, di venerdì sera quando non è nemmeno tardi, vuol dire che non ci sono abbastanza controlli...». All’indomani della rapina in casa avvenuta in pieno centro storico, ai danni di una donna di 76 anni rimasta per oltre un’ora legata in balìa dei banditi, è la figlia della donna a raccontare quello che è successo. «Erano in quattro, tutti con il volto coperto da un passamontagna e vestiti di nero. Forse tra loro c’era anche una donna – spiega – Mia madre stava guardando la televisione in poltrona, quando se li è trovati addosso». I malviventi sono riusciti a entrare arrampicandosi fino al primo piano – alto quasi come un secondo nel palazzo preso di mira, dove al piano rialzato c’è un altro appartamento – e manomettendo una finestra che dà proprio su via Guido da Castello. «Hanno tagliato il vetro con una punta di diamante o qualcosa di simile all’altezza della maniglia – prosegue – Una volta dentro, hanno legato mia madre ai polsi con delle corde. Le hanno puntato un punteruolo, minacciando di bruciarle la casa se non avesse collaborato».

La donna – che vive sola da quando è rimasta vedova – ha avuto la lucidità di rimanere per quanto possibile calma. Ha consegnato le chiavi della cassaforte, come ordinatole. E ha atteso che la banda mettesse le mani in ogni armadio e cassetto della sua casa alla ricerca di valori. «Erano professionisti. Hanno selezionato con cura cosa prendere, lasciando tutto ciò che era bigiotteria. E portando via gioielli di famiglia, anche ricordi affettivi di mio padre come orologi e altri cimeli» confida la figlia.

Il bottino è ingente: si parla di qualcosa come 40mila euro di valore, oltre a un paio di migliaia di euro in contanti.

L’assalto deve essere stato studiato al millesimo. Da parte di qualcuno che, probabilmente, aveva avuto modo di conoscere la casa. I banditi, che indossavano i guanti, sono sempre rimasti in stretto contatto, via ricetrasmittente, con un palo che probabilmente era appostato fuori. «Parlavano italiano, ma erano stranieri» racconta ancora la figlia della padrona di casa. Forse, persone dell’est Europa.

La rapina è durata almeno un’ora. Poi, i malviventi se ne sono andati. Ma a questo punto, uscendo per la porta di casa. Prima di andarsene, però, si sono preoccupati di nascondere i telefoni, affinché la donna non potesse dare subito l’allarme.

Solo quando è riuscita a liberarsi, la 76enne ha potuto chiedere aiuto: è scesa al piano di sotto, raccontando tutto alla cognata. E insieme hanno chiamato il 112.

Ora, sull’episodio indagano i carabinieri. «Spero che in zona ci siano telecamere, che abbiano registrato il passaggio della banda – è lo sfogo della figlia – Mi sembra incredibile che in una via così centrale, sempre frequentata per via dei locali che ci sono soprattutto nel fine settimana, nessuno abbia visto quattro persone arrampicarsi dalla finestra».

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