La nostra agricoltura con il freno a mano
Da un lato le semplificazioni annunciate (ed approvate), dall’altra le complicazioni, da una parte le leggi (decreto, nello specifico), dall’altra la prassi degli uffici, ed il cittadino (agricoltore) aspetta.
Per chiarire subito, stiamo parlando di due cose diverse relative all’agricoltura, che però sono venute a coincidere nei tempi, e che viste insieme rendono più plumbee le prospettive che si vorrebbe fossero più luminose. Stiamo parlando da un lato dell’approvazione del piano del Ministero Politiche Agricole “Agricoltura 2.0”, ovvero un intervento importante di semplificazione, che introduce sei strumenti innovativi per 1,5 milioni di aziende: un processo finalizzato ad abbattere la montagna di carte che affoga le imprese agricole (va ricordato infatti che il Registro unico dei controlli che la nostra Regione ha appena istituito, certifica l’esistenza di 128 diversi tipi di controlli, eseguiti da 55 enti diversi!). Oltre 700mila aziende di dimensioni minime riceveranno direttamente e precompilata la domanda di aiuti comunitari. Il modello (debutterà a marzo) infatti – come detto - arriverà precompilato e basterà inviarlo con un click. A giugno sarà poi la volta degli anticipi dei premi Pac per le altre imprese che finora erano del 40% con saldo a giugno dell' anno successivo. Ora (si spera) sarà possibile il versamento di tutto il plafond con un anno di anticipo.
Si sta facendo poi pressing anche sul registro unico dei controlli, per estenderlo a livello nazionale, dopo la sperimentazione che sta facendo la nostra Regione.
Fin qui il quadro è roseo, ed interessante; infatti queste novità farebbero la nostra agricoltura più “europea”, nel senso che si adotterebbero anche da noi misure già attive nei maggiori paesi comunitari, e – nel caso dei pagamenti – il cosiddetto anticipo significa semplicemente allinearci a questi paesi, annullando quindi una delle (tante, troppe) condizioni di svantaggio competitivo nei confronti de i nostri partner dentro l’Ue.
Ma ecco l’elemento che rende la prospettiva meno rosea: qualche giorno fa l’Agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura, Agrea, rende noto che l’esecuzione di bonifici per 44 milioni di euro destinati agli agricoltori emiliano-romagnoli e pronti per essere inviati in banca, non può avvenire a causa del mancato trasferimento dei fondi dal ministero dell'Economia e delle finanze.
Per lo stesso motivo saranno rinviate le procedure di pagamento, malgrado siano già pronte le autorizzazioni alla liquidazione, per il saldo delle Domande uniche 2014 per oltre 210 milioni di euro.
Il mancato trasferimento dei fondi ministeriali è dovuto all'unificazione in una sola cassa delle tesorerie dei singoli Organismi pagatori regionali e nazionali. Poiché alcuni di questi organismi pagatori hanno risorse giacenti, non erogate, il ministero dell’Economia non dà il via libera all’anticipazione finanziaria per l’esecuzione dei pagamenti.
Ora, le ultime notizie dicono che almeno i primi 44 milioni siano sbloccati, ma non gli altri 210. In ogni caso – come è stato autorevolmente sottolineato – la decisione della Ragioneria dello Stato riesce a realizzare un paradosso: tutto il sistema dei pagamenti agli agricoltori si deve allineare ai più lenti, ai peggiori pagatori!
Sono contraddizioni queste che creano dubbi sull’efficacia delle semplificazioni annunciate, oltre a complicare il quadro decisionale sui diversi provvedimenti, dove c’è sempre qualcuno che può fermare anche cose fatte con le migliori intenzioni.
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