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albinea, la storia di tania

«Il grande cuore del mio angelo Anna e di Casa Betania»

«Il grande cuore del mio angelo Anna e di Casa Betania»

Mi chiamo Tania e sono ucraina. Il 29 ottobre scorso ho perso Anna, la mia carissima amica. Sento il bisogno di raccontare questa storia

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ALBINEA. Mi chiamo Tania e sono ucraina. Il 29 ottobre scorso ho perso Anna, la mia carissima amica. Sento il bisogno di raccontare questa storia, iniziata 7 anni fa. Lavoravo come badante e mi sono trovata gravemente ammalata. Sono stata operata presso l'ospedale Santa Maria. Dovevo seguire le terapie che sarebbero durate mesi e non ero più in grado di lavorare. Mi sono rivolta alla Casa Betania di Albinea. Conoscevo quella casa perché anni prima la mia mamma vi era stata accolta per il mio stesso male.

Lontana dalla mia famiglia, ammalata, con la paura di morire, senza più mezzi per sostenermi e un posto dove stare mi sono sentita, in quella grande famiglia, accolta e consolata come in un abbraccio. Ho finalmente ringraziato il Signore per tutto quello che mi stava capitando. Avevo potuto avere in ospedale tutte le cure e le attenzioni a cui hanno diritto gli italiani ed un medico, la Dottoressa Gabriella Moretti, che mi seguiva come se fossi la sua sorella. Avevo trovato una casa anzi una famiglia presso cui stare e dove non mi veniva chiesto nulla in cambio. Un luogo dove ogni giorno si pregava insieme, nella piccola cappella, e dove io potevo ritrovare la speranza. Ho pensato che questo Paese ha un'anima e che l'Ukraina dovrebbe guardare all'Italia per trovare la sua strada.

Un giorno Giuseppe, il responsabile di Casa Betania, viene da me insieme ad Anna. Mi dice: «Anna sarà il tuo angelo custode». E' consuetudine della Casa affiancare ad ogni ospite una persona, un angelo custode, appunto, che gli stia vicino per le sue necessità.

Rivedo ancora oggi lo sguardo buono di Anna. Da allora e fino alla sua morte, lei non mi ha più abbandonato. Mi ha accompagnato a tutte le visite, è stata con me durante le terapie. Mi ha sostenuta, incoraggiata, mi ha spiegato tutto quello che non capivo dai medici. Mi ha dato la forza per vivere. Sono guarita, sono andata a casa. Tornavo per le visite ogni 3 e poi ogni 6 mesi. Dopo circa 4 anni il tumore è ricomparso. Gravissimo. Anna, con cui avevo continuato a sentirmi, era di nuovo vicino a me. Di nuovo la mia richiesta a Giuseppe. Mi prendi ancora? Ti prendo volentieri. Non scorderò più quelle parole. Di nuovo l'ospedale, l'operazione, le terapie. Anna, oltre a rubare tempo alla sua famiglia per me, la coinvolgeva completamente. Il marito ci accompagnava a Modena per esami particolari; la figlia, medico, spiegava, rassicurava. Sono guarita ancora.

Ma ora era lei ad ammalarsi. E se ne è andata presto. Ripenso alle nostre telefonate ultime, alle visite a casa sua, ai regali che ancora mi faceva perché fossero ricordi. La mia famiglia non riesce a credere ad una generosità e ad una disponibilità così grandi. E' stata sempre serena e pronta. Era ancora lei a sostenere me.

Questa storia di dolore e insieme di amicizia e di letizia nel Signore dovevo farla conoscere. Mi sono fatta aiutare perché quello che volevo dire fosse fedelmente trascritto in italiano e perché fosse divulgato il più possibile. Vuole essere un grazie soprattutto ad Anna, ma anche alla Casa che mi ha accolto, ai medici dell'ospedale, a tutte le persone, e sono tante, che mi hanno aiutata e che continuano ad aiutare e ad accogliere chi ha bisogno, un grazie a questo Paese che non sa di avere un grande cuore da custodire.

Tania

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