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Shock a Boretto per l’arresto di Infante

Shock a Boretto per l’arresto di Infante

Il 50enne finito in carcere per l’omicidio di Viadana lavora all’Ikebana e organizza eventi nella Bassa reggiana

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BORETTO. Ha fatto parlare non poco in paese, ieri mattina, la notizia dell’arresto del 50enne Roberto Infante nell’ambito delle indagini sull’omicidio del 43enne Giorgio Gobbi, il 43enne di Rivarolo Mantovano ucciso dal cognato Luciano Bonazzoli, titolare dell’azienda Luma di Viadana.

Infante è stato arrestato sabato sera mentre rientrava in casa, a Viadana, dai carabinieri di Parma: è accusato di omicidio premeditato in concorso, occultamento di cadavere e porto abusivo di armi.

Nato a Poviglio, Infante ha trascorso una vita a Boretto, dove è molto conosciuto: proprio qui, ieri, la notizia del suo coinvolgimento nell’omicidio ha lasciato di stucco molte persone, rimaste incredule.

Infante aveva lavorato per diversi anni insieme al fratello come artigiano poi le loro strade si erano separate, arrivando a occuparsi di ristrutturazioni. Ma negli ultimi tempi gran parte del tempo Infante la impiegava come organizzatore di eventi, attività che lo portava a essere molto conosciuto nei paesi rivieraschi. E’ infatti dipendente dell’Ikebana di Boretto, che gestisce l’animazione al lido Po e collabora con un locale di Gualtieri, oltre che occuparsi dell’organizzazione di eventi legati al fitness.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Infante avrebbe aiutato – il 4 dicembre – Luciano Bonazzoli prima a uccidere e poi a far sparire il corpo del cognato, il 43enne Giorgio Gobbi. L’omicidio è avvenuto all’interno del magazzino della ditta Luma a Viadana, di proprietà di Bonazzoli, e pare avere come movente i debiti di gioco dell’imprenditore stesso. Bonazzoli aveva infatti ricevuto in custodia da Gobbi 150mila euro di gioielli e orologi Rolex che aveva poi rivenduto a causa degli ingenti debiti.

Temendo la reazione del cognato, gli aveva dato appuntamento in azienda, dove lo ha ucciso con due colpi di fucile da caccia (arma poi ritrovata smontata e tagliata in un canale di bonifica a Soave di Mantova). E’ qui, secondo gli inquirenti, che subentra Infante: sarebbe stato lui a portare a Parma, nel parcheggio del centro Torri, il cadavere di Gobbi sulla macchina della vittima stessa. Ma resta un interrogativo: per quale motivo il 50enne ha accettato di fare parte di questo piano criminale?

Forse perché, a sua volta, aveva contratto dei debiti con Bonazzoli? Debiti che Infante avrebbe ancora con molte persone in zona. A legare ulteriormente il delitto al Reggiano, il fatto che Bonazzoli, dopo aver commesso l’omicidio, abbia pranzato in un ristorante di Poviglio con i suoi dipendenti.

Un escamotage studiato dall’imprenditore per avere campo libero in azienda e poi giustificato con un’importante vincita al Superenalotto. Un elemento che di fatto confermerebbe la partecipazione di Infante: Bonazzoli non avrebbe potuto andare e tornare da Parma per poi presentarsi puntuale a tavola. Ma la vicenda non sembra chiusa. I carabinieri sono sulle tracce di un terzo complice.

Andrea Vaccari

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