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Il consiglio dell’esperta: adottare sia una scelta responsabile

di Olga Pattacini
Il consiglio dell’esperta: adottare sia una scelta responsabile

No ai “colpi di fulmine”, cani e gatti non sono giocattoli
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REGGIO EMILIA. Quando si parla di prendere un cane nascono subito due correnti di pensiero: c'è chi vuole il cane di razza, possibilmente di alta genealogia e chi invece sostiene che è meglio fare un’opera buona e prenderlo al canile.

Se in un cane si cercano determinate caratteristiche, si desiderano garanzie sanitarie - per esempio l’esenzione da displasia dell’anca per i pastori tedeschi - e si è disposti a spendere una cifra anche ragguardevole, non vi è limite alla scelta degli allevamenti. Ma se le nostre disponibilità non sono elevatissime (e personalmente diffiderei di chi vende cani di razza a prezzi da saldo) e se nel nostro cuore è rimasto lo sguardo di Biagio, il simpatico randagio di “Lilli e il Vagabondo”, finiremo certo in qualche rifugio. Perché, quindi, scegliere un cane in un canile?

La cosa più importante è resistere a quella che chiamo la sindrome di “io ti salverò”, pericolosa perché spinge a fare scelte basate esclusivamente sull’emotività, senza ragionare se quel cane è adatto a noi o – ancora più importante – se noi siamo la famiglia giusta per lui. A questo punto entra in gioco la professionalità dei gestori di canile, che non devono avere come scopo far adottare cani a ogni costo, ma dare alle persone giuste il cane giusto.

Non è un discorso facile da farsi e tutti i gestori possono raccontare storie incredibili di persone intestardite su un animale senza neppure porsi il problema di guardare altri molto più adatti, senza pensare che un cane non è un vestito che puoi provare a casa e poi riportare se non ti sta bene. L’incontro con il cane deve essere un po’ un colpo di fulmine e un po’ un matrimonio combinato: io mi sono fidata e a casa ho tre cani meravigliosi.

I cuccioli hanno un fascino innegabile, ma un cane adulto – e la Sophie, cagnetta del mio cuore, aveva già quattro anni – si affeziona allo stesso modo, anzi, stringe con te un legame ancora più forte ed intenso. I cani, come le persone, sono fatti anche delle esperienze vissute e – tranne casi eccezionali, che non dovrebbero essere dati in adozione o solo a persone già molto esperte – sono sufficientemente plastici per integrarsi in una nuova famiglia.

Certo, bisogna mettersi in gioco, sapendo che il cane ti studia e ti mette alla prova per vedere se sei una persona affidabile o sei della stessa pasta di quel bastardo (non meticcio!) che lo ha portato al canile, ma poi si apre poco a poco e ti guarda con occhi di assoluto amore. Konrad Lorenz, premio Nobel, scrisse: «La scelta del padrone da parte di un buon cane è un fenomeno magnifico e misterioso. Con una rapidità sorprendente, spesso in pochissimi giorni, si stabilisce un legame che è di gran lunga il più saldo di tutti». E non posso che augurare a tutti, pelosi e umani, di poter provare questo calore.

Veterinario Ausl

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