Gazzetta di Reggio

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LA POLEMICA

Don Ghirelli: «Ogni Natività ha il suo stile»

Dopo l’attacco dell’Associazione amici del presepe napoletano ai diorami di Beltrami

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REGGIO EMILIA. Reggio, la città più multiculturale d'Italia, manifesta la sua apertura mentale anche in occasione delle feste. Qui hanno trovato ospitalità presepi d'ogni regione e di lontani paesi, diversissimi fra loro per lo stile e l'ambientazione. Nessuno dei loro autori, però, s'era mai arrogato l'esclusiva dell'arte presepiale, come ha fatto l'Associazione amici del presepe napoletano del Settecento, innalzando alle stelle l'opera del suo presidente Salvatore Carulli, accolta da anni all'interno della Galleria Parmeggiani, e gettando fango sui diorami del reggianissimo Giancarlo Beltrami, sfrattati e chiusi in un magazzino di Borzano. Bisogna uscire dalla città per trovare chi coltiva la reggianità natalizia. E' l'associazione degli amici del presepe della provincia di Reggio, che espone le sue creazioni a Salvarano e Gazzano, dove brillano le scene straordinarie di Antonio Pigozzi. «Il presepe napoletano - dice il suo presidente Ermes Azzimondi - è bellissimo, ma non è meno suggestiva la nostra tradizione. Abbiamo intenzione di valorizzarla ospitando dall'anno prossimo a Salvarano presepi di stretta ambientazione reggiana. E' un sogno di non facile realizzazione. Però, oltre a Pigozzi, che è ad un livello europeo, abbiamo tanti altri bravi artisti-artigiani. Beltrami non è iscritto alla nostra associazione, ma saremmo felicissimi di accoglierlo. I suoi diorami troverebbero posto nella ex- stalla dell'eremo di Salvarano». «Ringrazio l'associazione - ribatte Beltrami - ma il mio presepe è nato nel centro della città e qui voglio lasciarlo. Non entro in polemica con chi ha usato toni sprezzanti verso di me, ma mi confortano le manifestazioni di solidarietà ricevute da tanti che mi hanno detto di sentirsi offesi come reggiani».

Tanto meno scende in polemica Tiziano Ghirelli, responsabile diocesano dei beni artistici e culturali e parroco di San Pietro, dove qualche anno fa fu ospitato il presepe di Carulli: «La Chiesa - sottolinea - non ha mai sposato uno stile. Ha sempre lasciato la massima libertà agli artisti. La natività, a partire da Giotto, è sempre stata rappresentata secondo la tradizione locale. La qualità del presepe napoletano è molto alta, ma non esclusiva».

Luciano Salsi

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