Lascia dopo 40 anni e da veterinario diventa archeologo
MONTECCHIO. L’Area Territoriale Veterinaria di Montecchio perde il suo decano. Dopo 40 anni, infatti, mercoledì 31 dicembre per il dottor Vasco Giuliotti sarà l’ultimo giorno di lavoro, dopo 40 anni...
MONTECCHIO. L’Area Territoriale Veterinaria di Montecchio perde il suo decano. Dopo 40 anni, infatti, mercoledì 31 dicembre per il dottor Vasco Giuliotti sarà l’ultimo giorno di lavoro, dopo 40 anni spesi per gli animali. Dal 1983 fisso a Montecchio, Giuliotti potrà ora dedicarsi ai suoi hobby tra cui il preferito è certamente l’archeologia.
Antipersonaggio per eccellenza e figura atipica del panorama montecchiese – tra i pochi della comunità a non avere, per esempio, un telefono cellulare – Giuliotti ha una lunga storia lavorativa fatta di aneddoti e un futuro da archeologo a tempo pieno. Membro del Gruppo archeologico della Val d’Enza, è tra gli scopritori di alcuni fossili di bufalo che verranno esposti il prossimo 17 gennaio in Sala della Rocca.
Ma come è nata la passione per gli animali?
«Nasco in una famiglia di agricoltori – risponde Giuliotti, nato alla Cà Longa a Montecchio – quindi gli animali li ho avuto per casa sin da piccolo. Ho fatto la scuola di avviamento agrario all’Istituto salesiano di Montechiarugolo, poi lo Zanelli e infine l’università. Successivamente mi sono specializzato sulle api».
Cosa lascia del suo lavoro?
«Un servizio che mi pare funzioni bene, tanti colleghi sui quali verrà spalmato il lavoro che svolgevo io e di questo me ne dispiaccio. Ma la crisi porta l’Ausl a non sostituire i pensionati. E poi, mi spiace che non potrò lavorare nella nuova sede».
Qual è l’intervento più strano su cui è stato chiamato?
«Un parto trigemino di un bovino, evento rarissimo, finito bene. Ho visto anche un penta gemellare, ma i nascituri erano già morti prima del parto. Ma anche quando siamo andati a fare un prelievo di sangue al cammello di un circo è stato strano. Il cammello è pericolosissimo, perché calcia, sputa e morde. Più tranquillo, invece, l’intervento all'allevamento di Alpaca a Ceredolo de’ Coppi».
Una zona molto vasta.
«Sì, ci occupiamo degli otto comuni della Val d’Enza. C’è tanto da fare, anche perché il nostro lavoro è coinvolto in tutta la filiera alimentare. Le richieste dei consumatori aumentano e di conseguenza anche le necessità di controlli».
Ma lei si è anche occupato di cavalli e api?
«Negli ultimi due anni sono stato quasi esclusivamente impiegato sui cavalli. Le api, sono da sempre la mia passione. Assieme a un collega, essendo tra i pochi specializzati in questa materia, abbiamo seguito molti alveari. Un lavoro che potrebbe anche diventare un hobby. Ho sempre desiderato avere le api. Vedremo».
E con l’archeologia come la mettiamo?
«Faccio parte del gruppo della Val d’Enza diretto da Renzo Tagliavini. Questa non è una passione. È una vera e propria malattia».
Alessandro Zelioli
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