Morto sul fronte ucraino colpito da una granata
I genitori abitano a Reggio da oltre 10 anni e non avevano più notizie da agosto. La comunità ucraina: «Combatteva per il nostro paese, laggiù è la guerra civile»
REGGIO EMILIA. Taras Brus era un ragazzo ucraino di appena 27 anni. Con un pezzo importante della sua vita a Reggio: qui da 14 anni abitano la mamma Svetlana, il padre Roman e il fratello minore Nasar. E’ morto colpito da una granata mentre stava combattendo la guerra che da un anno a questa parte ha sconvolto la vita del paese. La notizia di quello che gli è capitato è arrivata sin qui. Stringendo la comunità ucraina in un unico sentimento di dolore e sofferenza, per lui e per quello che sta affigliggendo l’Ucraina.
Pe questo, i cittadini ucraini di Reggio, la parrocchia greco-cattolica, l’Associazione Ucraini in Italia e il gruppo di volontariato ucraino hanno voluto esprimere pubblicamente il loro dolore per un vicenda che non è solo privata, ma anche collettiva, del loro popolo.
«Taras esattamente un anno fa aveva partecipato all’Euromaydan – spiega Antonina Bota, tra i promotori dell’iniziativa – Era tra i giovani che quando il governo ha sospeso gli accordi con l’Unione Europea è sceso in piazza per protestare. In seguito, quando c’è stata l’annessione della Crimea alla Russia ed è scoppiata quella che per noi è a tutti gli effetti una guerra ha fatto molto di più: si è arruolato in uno dei tanti gruppi paramiliati che combattono con le milizie contro i russi».
Antonina Bota lo chiarisce subito: «Sono una convinta pacifista, di questa guerra non avvamo bisogno. Ma inevitabilmente ci coinvolge...».
Dal 29 agosto, la famiglia del giovane non ha avuto più notizie di lui. Così, mamma Svetlana ha deciso di lasciare momentaneamente il lavoro – a casa di un professionista della città – per andarlo a cercare. «Purtroppo, ha così saputo che insieme a un compagno era stato colpito da un bomba. E quando hanno fatto la prova del dna coi resti trovati, è arrivata la conferma che era proprio lui».
Il funerale è stato celebrato lo scorso 21 dicembre a Leopoli. Ma la commozione per quello che è capitato a un ragazzo come lui, è forte anche a Reggio. Dove la comunità ucraina, spiega Antonina, da tempo raccoglie vivere e scorte da mandare in patria a sostegno di chi sta lottando per il proprio paese. «E anche tanti italiani sono venuti a trovarci e ci hanno portato materiali da mandare ai nostri ragazzi» racconta.
Di quello che succede in Ucraina, un anno dopo, non se ne parla più tanto sui mezzi di informazione. Eppure, si continua a combattere. E dall’Italia, chi deve stare lontano per lavoro, non può non stare in apprensione per quello che continua a succedere lassù.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
