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Risuona ancora forte lo spirito dei Cervi e di Quarto Camurri

di Enrico Lorenzo Tidona
Risuona ancora forte lo spirito dei Cervi e di Quarto Camurri

Ieri la celebrazione dei caduti tra Reggio e Gattatico Cantoni: «Creeremo un circuito regionale della memoria»

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REGGIO EMILIA. Per contrastare un presente avverso bisogna correre dei rischi con la forza e il coraggio dei partigiani e di chi, come i sette fratelli Cervi, è riuscito offrire speranza nel futuro. Un messaggio portato a piene mani da politici e, soprattutto, da decine di persone che ieri hanno chiuso la due giorni del 71esimo anniversario della fucilazione dei fratelli Cervi e di Quarto Camurri, avvenuta il 28 dicembre 1943, al poligono di tiro di Reggio Emilia. Dopo la fiaccolata di sabato a Campegine, autorità e cittadini comuni si sono trovati alle 9 al poligono, dove sono state posate rose contro il muro che vide cadere gli uomini della famiglia simbolo di Reggio e della Resistenza, come ricordato dal presidente dell’Anpi, Giacomo Notari. «Siamo di fronte alla vicenda di una famiglia contadina che in quel tempo si spinse in nome dei valori in cui credeva - ha detto poi il sindaco di Reggio Luca Vecchi, durante il ricordo avvenuto all’Istituto Cervi di Gattatico - Un’idea di emancipazione economica, di intraprendenza e di rischio che ancora oggi è di grande attualità e di esempio se la ricollochiamo dentro il tempo in cui viviamo. Un tempo che siamo soliti definirlo di crisi, parola che rischia di segnare le nostre vite, diventando la condizione di uno stato passivo nel quale, in qualche modo, anche inconsapevolmente si attende che passi perché poi torni tutto come prima».

Ecco quindi che non bisogna perdere di vista lo spirito del tempo e di quei protagonisti, votati anche all’ideale di giustizia e legalità, toccati dal presidente della Provincia Giammaria Manghi: «L’eredità di chi è stato partigiano della Resistenza diventi l’eredità di chi oggi deve resistere a questo sistema pervasivo delle infiltrazioni malavitose, che è presente anche da noi e in modo silenzioso, col colletto bianco, cerca di avvianghiare un corpo sano che è quello che la Resistenza ci ha consegnato. Questa è la prima battaglia che in un passaggio di testimone ideale con i fratelli Cervi deve vederci in campo in via inderogabile, anche per quanto riguarda gli enti locali. Dobbiamo essere partigiani della legalità».

«Questa celebrazione non è solo un rituale della memoria» ha voluto sottolineare il presidente della Regione Stefano Bonaccini, presente al ricordo, durante il quale è stata annunciata la creazione di un circuito della memoria, «che comprende 10 luoghi tra Emilia-Romagna e Toscana all’interno dei quali rientra anche il Museo Cervi» ha spiegato la presidente Rossella Cantoni: «Si tratta di un coordinamento aperto che vuole mettere in collegamento le diverse realtà per farle lavorare insieme e avere un peso diverso e una comunicazione più forte dei valori». C’è stato spazio anche per le bacchettate, da parte di uno degli astanti che ha preso il microfono: «Non credo più negli strumenti della democrazia. Il presidente Bonaccini qui presente è stato eletto da un cittadino su sei in Emilia-Romagna. Il presidente della Provincia non è stato eletto da nessun dei nostri cittadini, che sono stati esautorati. Credo sia estremamente grave. La Costituzione si sta via via svuotando dei contenuti più significativi». «Viviamo in un mondo ancora pieno di ingiustizie - è stato il commento di Adelmo Cervi - dobbiamo pensare che servono ancora i partigiani e i combattenti per dare lavoro a chi è senza».

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