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Sanità, per «Italia Oggi» Reggio è dietro Avellino

di Massimo Sesena e Luciano Salsi
Sanità, per «Italia Oggi» Reggio è dietro Avellino

La nostra provincia finisce al 94° posto, ma Ausl e Irccs non ci stanno: «Un paradosso: la nostra realtà è una eccellenza italiana e lo dicono i dati»

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REGGIO EMILIA. Una classifica che colloca la nostra provincia, com’è tradizione, ai piani alti. Nonostante un neo che, in realtà, per Reggio è un vero e proprio black hole, inaccettabile: secondo le classifiche del quotidiano economico “Italia Oggi” sulla qualità della vita, alla voce “sanità”, Reggio Emilia finisce al novantaquattresimo posto, dietro a realtà come Reggio Calabria, Nuoro, Caserta, Avellino. Com’è possibile? Ci siamo persi qualche puntata? Cos’ha fatto precipitare così in basso la sanità reggiana, soprattutto nell’anno in cui il sistema sanitario regionale si conferma ai vertici per i cosiddetti Livelli essenziali di assistenza (Lea)? In realtà si tratta di un paradosso, contro il quale reagiscono all’unisono sia l’Irccs Santa Maria Nuova sia l’Azienda Usl di Reggio.

Un paradosso perché nello stilare la graduatoria, Italia Oggi ha utilizzato proprio quei parametri che oggi costituiscono la “spia” di sistemi che non funzionano. Si considerano ad esempio il numero delle dotazioni tecnologiche e non si valuta il loro utilizzo. Si sottolinea positivamente l’alto numero di posti letto per abitante, quando da tempo è stato individuato proprio in questo parametro uno dei centri di spesa improduttiva da colpire.

Ma sono soltanto alcuni degli esempi contro cui si scagliano Ausl e Azienda Ospedaliera, contestando punto su punto la classfica di “Italia Oggi”.

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«Paradossalmente - scrivono in una nota congiunta le direzioni delle due aziende sanitarie della nostra provincia - il Sistema Salute della nostra provincia è insufficiente, per Italia Oggi, per gli stessi motivi per cui a livello regionale e nazionale viene considerato un riferimento di qualità, di appropriatezza, di competenza gestionale, di innovazione organizzativa». In particolare «vengono ignorati gli indici positivi di performance sui tempi di attesa in ambito di specialistica ambulatoriale, gli elevati tassi di adesione agli screening, il funzionamento della integrazione interaziendale nella rete ospedaliera (modello “hub and spoke”), lo stato di attuazione del piano per la realizzazione delle Case della Salute, la presenza di un Istituto di ricerca in Oncologia, già di per sé garanzia di qualità delle cure.

È questa la dimostrazione che utilizzare come punto di riferimento i soli indicatori di struttura (letti, tecnologie) o di dotazione di personale - a prescindere dal loro efficace, appropriato ed efficiente utilizzo e dai i risultati che producono - non solo non rispecchia la complessità della realtà sanitaria ma esclude la considerazione di tutti i benefici che una oculata politica sanitaria di efficace razionalizzazione, specializzazione ed integrazione tra territori è in grado di produrre negli anni».

Secondo le due aziende sanitarie, quindi «sono i dati epidemiologici che misurano la sopravvivenza della popolazione ai principali tumori, le indagini di qualità sul livello di gradimento dei servizi da parte della popolazione, la capillarità dell’offerta di prestazioni e servizi in rapporto all’equilibrio economico-finanziario a fare la differenza tra un territorio ed un altro».

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Invero la graduatoria di Italia Oggi non tiene in alcun conto «il ruolo dei servizi territoriali e di sanità pubblica, riproponendo una obsoleta visione “ospedalocentrica”, in controtendenza con gli indirizzi internazionali e nazionali che richiamano il contributo fondamentale delle cure primarie, della prevenzione, della continuità assistenziale ospedale-territorio e dell’integrazione socio-sanitaria».

Non a caso, «nella classifica di Italia Oggi si posiziona ai vertici della classifica chi dispone di un maggior numero di posti letto, laddove viceversa, la legislazione nazionale e gli indirizzi internazionali tendono ad un loro giustificato contenimento: Reggio ha già raggiunto una dotazione di 3,65 posti letto per 1000 abitanti perfettamente allineata alle previsioni legislative ed assolutamente autosufficiente per il fabbisogno di ricovero della popolazione di riferimento».

E lo stesso vale per un’altra voce della classifica, quella sulle dotazioni tecnologiche (Numero di Tac, Risonanze Magnetiche e gruppi radiologici per 1000 abitanti. «L’obiettivo non può e non deve essere quello della “iper-dotazione” di tecnologie - dicono le due aziende - ma l’utilizzo efficiente di quelle disponibili, la pianificazione puntuale delle attività sul maggior numero di ore giornaliere, un programma di acquisizioni equilibrato ed in grado di apportare contenuti realmente innovativi».

Le altre classifiche.

Legambiente ci aveva sonoramente bocciati, nel suo rapporto sull'ecosistema urbano, facendoci precipitare, rispetto al 2013, dal sesto al 44esimo posto fra le città italiane. Italia Oggi, invece, promuove Reggio dalla dodicesima alla sesta posizione fra le province nel suo rapporto sulla qualità della vita.

E' vero che il quotidiano, a differenza dell'associazione ecologista, prende in considerazione gli aspetti economici, che avvantaggiano il nostro territorio. L'unica grave pecca reggiana sarebbe il sistema della salute, peraltro secondo criteri poco attendibili. Gli altri otto indicatori, invece, ci spingono verso l'alto. In nessuno di essi siamo piazzati nella top ten.

Tuttavia, a differenza di molte altre province, non abbiamo neppure delle cadute rovinose. Si spiega, così, il sesto posto nella classifica generale, che riassume quelle particolari, dopo le province di Trento, Bolzano, Mantova, Treviso e Pordenone, e davanti a Parma, che è ottava, Modena, 19esima, e Bologna, 53esima.

Siamo premiati dall'indicatore "ambiente", nel quale balziamo dalla 35esima all'undicesima posizione grazie soprattutto alle piste ciclabili, dove peraltro perdiamo il primato assoluto a vantaggio di Mantova. Reggio, inoltre, è settima per i bassi consumi idrici, sedicesima per il verde pubblico e ventunesima per la raccolta differenziata, ma 80esima per la concentrazione di polveri sottili e 97esima per la produzione di rifiuti. Non desta meraviglia neppure la scalata dalla 28esima all'ottava posizione nella graduatoria relativa al "tenore di vita".

La nostra provincia è 19esima per il valore aggiunto e 18esima per i depositi bancari, 27esima per l'aumento dei prezzi.

Nè stupisce il buon piazzamento nella dimensione "affari e lavoro", malgrado l'arretramento dal 14esimo al 17esimo posto. Reggio è quarta per il tasso di disoccupazione e per l'importo medio dei protesti, nona per il tasso di occupazione, ma 88esima per il numero di imprese cessate.

E' altrettanto soddisfacente il capitolo "servizi finanziari", nel quale Reggio avanza dal 24esimo al 21esimo posto, anche se all'ottavo posto nel phone banking si contrappongono pessime performance nei servizi scolastici.

La nostra provincia è ventunesima anche per la "popolazione" grazie soprattutto al numero dei nati vivi, per i quali è terza, e degli immigrati (sedicesima), benchè sia 74esima per l'emigrazione.

Oltre a quelle della salute, sono dolenti le note della criminalità, che ci vede crollare dal 46esimo al 59esimo posto a causa soprattutto dei furti in appartamento (90°) e degli altri furti (95°), ma anche di scippi e borseggi (80°) e violenze sessuali (61°).

Migliora tuttavia il "disagio sociale", dal 74esimo al 57esimo posto, mentre l'indicatore "tempo libero" rimane sulla 45esima posizione.

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