«Faccio esplodere due bombe in tribunale»
La telefonata minatoria è arrivata al 112 da una cabina di Cella. Giunti da Bologna gli artificieri e il cane Genny anti-ordigni
REGGIO EMILIA. «Oggi o domani farò esplodere due ordigni in tribunale».
La frase, decisamente inquietante, è arrivata ieri mattina – intorno alle 10 – al 112. Parole decise, dette in fretta, da parte di un uomo che tronca subito la conversazione. Minacce di questo tipo, cioè di un attentato incombente sul palazzo di giustizia, ne sono emerse davvero tante negli ultimi vent’anni. Per fortuna si è sempre trattato dell’agire di mitomani o di persone (mai però identificate) che per un verso o per l’altro avevano interesse a far saltare le udienze in programma quel giorno. Comunque sia, quelle parole concitate non sono state prese alla leggera, anzi è partita subito un’azione concertata carabinieri-polizia. E per non correre inutili rischi, in fretta sono piombati – dalla questura di Bologna – due squadre specializzate in questo genere d’interventi: l’unità cinofila (gli agenti con il cane “Genny”, addestrato per individuare ordigni) e l’unità artificieri. Subito sono stati avvertiti i due magistrati che, in questa fase di ferie, hanno responsabilità direttive, cioè il pm Isabella Chiesi (per la procura) e il giudice Elena Vezzosi (per il tribunale), mentre il personale della polizia giudiziaria (insieme ad alcuni carabinieri e poliziotti giunti appositamente) ha velocemente operato una prima verifica nella labirintica struttura giudiziaria. Poi sono gli specialisti e nel giro di circa due ore è stato ispezionato ogni angolo del palazzo di giustizia: i locali sotterranei, le aule d’udienza, gli uffici dei magistrati e degli impiegati. Il tutto si è svolto senza tensioni, anche perché in questo periodo le attività giudiziarie sono limitate alle urgenze non prorogabili (i processi non si sono peraltro fermati), quindi sono presenti pochi addetti ai lavori e ancor meno utenti. Intorno alle 13 la “bonifica” del tribunale si è conclusa, senza alcun riscontro. Ma su quella telefonata si sta indagando e da quanto “filtra” chi ha lanciato quella minaccia l’ha fatto da una cabina pubblica di Cella. Sulla vicenda indaga la polizia. L’accusa – al momento contro ignoti – è perlomeno di procurato allarme. Ma gli inquirenti stanno cercando di andare a fondo alla vicenda, perché il recente blitz no Tav alla stazione di Bologna ha alzato la pressione sul pericolo-attentati. Non sembrerebbe il caso di ieri a Reggio, ma su quella telefonata ci vuole veder chiaro.
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