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«I clan fanno affari e riciclano sotto traccia»

«I clan fanno affari e riciclano sotto traccia»

L’Arma contro le cosche: «Domina l’ndrangheta, ma si muovono anche camorra e mafia sicula»

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REGGIO EMILIA. «La criminalità organizzata nel Reggiano ha una forma particolare di radicamento, fa business, ricicla, investe, cerca sponde inserendosi in attività lecite. Insomma, non ha il controllo del territorio e nemmeno gerarchie ben definite come al Sud, ma inserendosi dove si fa affari richiede qualità investigative particolari».

Il “quadro” è sempre del colonnello Paolo Zito, con riferimento per lo più alla ’ndrangheta e in specifico al clan Grande Aracri («Come dicono sentenze e indagini antimafia è la consorteria dominante, con ai vertici la famiglia Sarcone»), anche se sottolinea come gli affiliati agiscano con un margine di autonomia rispetto alla cosca di riferimento, senza però fondarne una specifica in zona (in gergo una “locale”). E le altre organizzazioni mafiose? Secondo i vertici dell’Arma sono presenti nella nostra provincia soggetti contigui sia con la camorra che con la mafia sicula, in una sorta di «divisione naturale» di loschi affari e sfere d’influenza.

Sempre il colonnello Zito ha evidenziato il particolare impegno dei carabinieri nella lotta alla criminalità organizzata, coinciso nel’ultimo anno con significative operazioni, in stretta sinergia con l’Antimafia. In aprile sono finite nei guai 13 persone ritenute affiliate alle cosche Arena e Nicosia di Isola Capo Rizzuto (Crotone) e “accusate di aver intestato e svolto il ruolo a prestanome, in modo illecito e fittizio, al fine di occultare società, beni mobili e immobili, e di aver reinvestito capitali di illecita provenienza. Un’operazione che ha portato al sequestro di beni per circa 13 milioni di euro. In settembre un nuovo “attacco” a beni piuttosto consistenti, con sempre il clan Grande Aracri nel mirino (sul finire del 2013 era toccato a Brescello a Francesco Grande Aracri, fratello del capoclan Nicolino Grande Aracri). Stavolta il sequestro di beni per 5 milioni di euro ha colpito i fratelli Giuseppe, Nicolino, Gianluigi e Carmine, cioè imprenditori originari di Cutro (Crotone) “considerati affiliati alla cosca Grande Aracri, particolarmente attiva nelle estorsioni e nell’usura ai danni di imprenditori che operano in vari settori dell’economia reggiana ed emiliana”.

Sulla scia degli anni precedenti poi l’importante e capillare contributo informativo dei carabinieri per l’emissione di interdittive antimafia. «L’intensa attività prefettizia – dice il colonnello Zito – ha permesso al tessuto sociale reggiano di prendere consapevolezza del fenomeno. La mia è un’alisi degli ultimi cinque anni e prima dava quasi fastidio in certi ambienti parlarne, ora non è più così».(t.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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