L’omaggio ai partigiani caduti a Fellegara
Scandiano: sabato la commemorazione dell’eccidio compiuto dai fascisti il 3 gennaio 1945
SCANDIANO. Il ricordo di quattro ragazzi uccisi per le loro convinzioni antifasciste. Comincerà così, con la commemorazione del 3 gennaio a Fellegara, la ricca proposta di Scandiano (R)Esiste, il ciclo di iniziative sul territorio scandianese in occasione del 70esimo anniversario della Liberazione.
Il ritrovo è alle 11.15 al cippo commemorativo di via Ca’ Mercati a Fellegara, a lato del ponte sul Tresinaro lungo la provinciale per Arceto, che ricorda quattro abitanti di Fellegara, Roberto Colli “Riva” di 23 anni, Nemo Gambarelli “Italo” di 20 anni, Mario Montanari “ Nero” di 25 anni e Renato Nironi “Ida” di 22 anni. Tutti fucilati dai fascisti il 3 gennaio 1945.
Dopo la cerimonia istituzionale, con gli interventi delle autorità fra cui il sindaco Alessio Mammi e la presenza di alcuni parenti delle vittime, si passerà al circolo Nuova Fellegara, a pochi metri di distanza, per il pranzo. Il menù, da 22 euro, prevede antipasto, tortelli e secondi, ridotti a 12 euro per chi ha meno di 12 anni. Per prenotazioni, telefonare a Bruno al 340 – 5067137 e a Giorgio al 333 – 6238033.
Il 3 gennaio del 1945 Colli, Gambarelli, Montanari e Nironi vennero fucilati dai fascisti di una brigata nera che li avevano catturati durante un rastrellamento nato da una delazione. Erano stati fermati altri quindici giovani, renitenti alla leva, che vennero rilasciati intimando loro di presentarsi il giorno dopo al distretto militare. Per i quattro ragazzi, invece, un destino ben peggiore.
Botte e torture a Fellegara, e il trasferimento a Scandiano, dove sarebbero stati impiccati in piazza Spallanzani.
Durante il viaggio i repubblichini vennero intercettati da un gruppo di partigiani garibaldini, che stavano cercando di raggiungere la via Emilia per un’azione di sabotaggio.
Iniziò uno scontro, che portò alla morte di un fascista e a due feriti; il tenente Emilio Carlotto, a capo della brigata nera, ordinò ai suoi soldati di fucilare sul posto i quattro prigionieri. Una decisione che in seguito venne contestata anche dal comando tedesco reggiano come gesto ingiustificato. Per i mesi seguenti, sino al termine della guerra, vi fu chi ricordò i quattro, portando fiori freschi sul luogo dell’eccidio nonostante il rischio di essere arrestato. (adr.ar.)
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