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Il lambrusco nel mondo con la Cantina di Puianello

Roberto Fontanili
Il lambrusco nel mondo con la Cantina di Puianello

L’azienda nata nel 1938 conta oggi 16 dipendenti e 210 soci produttori: Giappone, Cina e Russia i mercati che oggi vanno per la maggiore

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QUATTRO CASTELLA. L'ultimo carico di Lambrusco e Malvasia dolce è in partenza per la Spagna, ma la bussola della cantina sociale di Puianello da qualche anno punta sopratutto a est. Alla Russia, che da sola assorbe il 50% delle esportazioni ed è diventata il trampolino verso l'Asia. Giappone, Hong, Kong e Cina sopratutto, senza dimenticare gli Stati Unti, il mercato dove la Cantina sociale di Puianello si è affacciata la prima volta sette anni fa e poi la Nigeria che è l'ultima arrivata. Per la cantina fondata nel 1938 da cinque soci - oggi ne conta 210 e nel 2014 ha pigiato 47mila quintali di uva e ha un fatturato annuo di 4.2 milioni di euro - l'export è stata la strada per uscire da una situazione difficile e complicata.

Qualche anno fa si è trovata stretta, quasi stritolata, tra il calo dei consumi interni e la concorrenza di altre cantine che sulle esportazioni avevano puntato da tempo. «Gli ultimi anni non sono stati sempre rose e fiori e tenere uniti i soci non è stato facile», sintetizzano il presidente Vittorio Azzimondi e il responsabile commerciale Giulio Spallanzani, ricostruendo il percorso che ha visto una cantina di dimensioni medio piccole come Puianello far breccia in mercati nuovi, tralasciando quello europeo e quello italiano «dove la concorrenza è fortissima».

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La cantina sociale di Puianello pur attraversando alti e bassi è da sempre molto conosciuta e apprezzata nella nostra provincia, ("Ci conoscono come la casa del Lambrusco", chiosa Spallanzani) e assieme all'Emilia assorbe il 65% della produzione totale. Tra vino in bottiglia e quello in damigiana. «Un mercato, quest’ultimo che però è da tempo in contrazione».

«Negli ultimi venti _ commenta il presidente Vittorio Azzimondi _ il consumo di vino si è dimezzato e si è aggiunta la contrazione dovuta alla crisi economica. Ci siamo trovati davanti a un bivio. Il consiglio di amministrazione con coraggio ha deciso di investire sulla cantina decidendo di ristrutturarla e di ammodernarla sul piano tecnologico. Abbiamo migliorato l'aspetto estetico creando un nuovo spaccio e investito sul ciclo ecologico e produttivo e dalle nostre linee di imbottigliamento escono 4mila bottiglie l'ora».

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«La chiave di volta è stato l'export - aggiunge Spallanzani - oggi lavoriamo con tredici importatori, dagli Usa alla Russia, dove con la collaborazione di Mirko Carretti, che è il nostro referente, oggi le nostre bottiglie le possiamo trovare a Mosca e in Siberia, a 11 euro, anche se adesso dobbiamo fare i conti con l' oscillazione del rublo, che ci crea qualche problema. Ma le possiamo trovare anche New York o a Seattle, dove invece ci chiedono il lambrusco biologico».

Con l'arrivo dell'enologo Matteo Vingione, il direttore di produzione della cantina alla guida di sedici persone, «la scelta è stata quella di valorizzare il grande patrimonio vitivinicolo della collina e della pedecollina reggiana, da dove arriva l'uva degli oltre duecento soci», sottolinea il presidente. Innovazione e tradizione è stato il binomio vincente ed è iniziata anche la produzione del lambrusco biologico (16mila bottiglie che ogni anno escono dalle linee di imbottigliamento) e sono stati valorizzati vitigni che stavano scomparendo. Come il Barghi.

«Un lambrusco in purezza _ spiega Spallanzani _ di cui produciamo solo 2.500 bottiglie e che è stato premiato per due anni consecutivi dalla Guida dell'Espresso come il miglior lambrusco reggiano. Un vino che assomiglia a un cabernet franc con le bolle e che ti spiazza con le sue note speziate».

 

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