A caccia in un campo con uno stormo di pavoncelle finte
L'uomo fugge dopo essere stato scoperto e ripreso dal proprietario del terreno. Le Ggev sequestrano gli “stampi”: «Quel cacciatore non era in regola»
ROLO. Tornano le pavoncelle e tornano anche gli “stampi”, i richiami di plastica usati dai cacciatori per attirare gli stormi di uccelli in volo. A Rolo il 2015 si è aperto all’insegna dei tentativi di caccia alle “ciuighe”, il nome in dialetto reggiano per le pavoncelle, un volatile migratore che transita all’altezza dell’Italia nei mesi invernali.
La stagione venatoria è aperta, e quindi è possibile cacciare anche le pavoncelle, rispettando però tutti i vincoli indicati dalla legge. Non è questo probabilmente il caso del cacciatore scoperto la mattina di Capodanno da un agricoltore di Rolo, che si è trovato sul proprio terreno un capanno temporaneo, nascosto con canne da palude per renderlo meno visibile, e decine di “stampi”.
C’erano una cinquantina di copie in resina plastica di pavoncelle, oltre a riproduzioni di storni e pivieri e a una decina di pavoncelle imbalsamate. Tutto sistemato con cura, in modo da attirare gli stormi di volatili che passano in cielo, e poi sparare a qualche esemplare che tentasse di abbassarsi.
L’autore dell’allestimento, un cacciatore, aveva preparato il campo senza aver chiesto il permesso al proprietario. Quando quest’ultimo lo ha visto, lo ha raggiunto, facendogli notare che con il fuoristrada aveva segnato il fondo erboso, e che nessuno gli aveva detto di sistemarsi in quella zona. A quel punto il cacciatore ha abbandonato modellini e capanno e se n’è andato in tutta fretta. L’agricoltore ha avvisato le Ggev e un gruppo di Guardie ecologiche volontarie ha raggiunto il campo e scoperto altri dettagli. «A lato della via si erano fermate alcune persone, che raccontavano di aver visto in questi giorni in questi campi delle pavoncelle e di aver notato anche loro un cacciatore», spiega Maria Luisa Borettini, responsabile delle Ggev.
«Visto l’orario e la difficoltà ad avvisare le autorità competenti, abbiamo documentato il fatto e asportato le attrezzature, al fine di evitare usi impropri o danni», continua. Ora gli “stampi” verranno consegnati «alle autorità competenti, a cui potrà chiedere la restituzione il proprietario, visto il probabile valore delle stesse».
La Borettini pone anche alcuni dubbi: l’1 gennaio era giorno di attività venatoria, «ma a quel che risulta l’uomo non era in regola con altre le norme. L’attrezzatura deve essere rimossa, si deve chiedere il permesso all’agricoltore quando si usa vegetazione presa sul posto e non si deve danneggiare la coltura ».
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