L’affondo di Bini: «Iren? È un mostro»
Il sindaco di Castelnovo Monti: «Non possiamo più stare a queste condizioni, stiamo lavorando ad un progetto alternativo»
REGGIO EMILIA. «Abbiamo creato un mostro, abbiamo sbagliato. Non possiamo più stare a queste condizioni». Lo ha detto nell’ultimo consiglio del 2014, lanciando un attacco frontale verso Iren nel suo intervento in risposta ad una mozione presentata dal capogruppo M5s, Massimiliano Genitoni. E lo ha ribadito anche ieri, spiegando ulteriormente i motivi che potrebbero spingere i dieci Comuni dell’Unione montana a dire addio alla multiutility nata sulle “ceneri” della vecchia Enia, considerata distante dai territori con un servizio spesso non all’altezza, nonostante l’aumento generalizzato dei costi.
Al coro di insofferenza nei confronti di Iren si aggiunge ora anche la voce di Enrico Bini, ex presidente della Camera di Commercio e ora sindaco di Castelnovo Monti, che annuncia l’avvio di un progetto sulla gestione dei rifiuti che coinvolge gli altri nove Comuni della montagna. «Come Unione dei Comuni della montagna, grazie all’impegno dei nostri assessori – spiega Bini – stiamo lavorando su un progetto alternativo per capire come possa essere organizzata la gestione rifiuti nella nostra zona. Assistiamo ogni anno ad aumenti elevatissimi e vogliamo capire cosa sta succedendo». Secondo Bini, nel 2014 non sono stati raggiunti i risultati sperati in termini di riduzione delle tariffe, nonostante l’introduzione del porta a porta e della raccolta differenziata spinta. Una considerazione che, aggiunta ai possibili rincari che arriveranno anche quest’anno, ha spinto i dieci Comuni dell’Unione a correre ai riparare, studiando un’alternativa.
«Per il mio Comune, ci sarà un aumento del 10%. Dobbiamo capire se c’è un’alternativa per famiglie e imprese. È una situazione insopportabile. Per questo stiamo mettendo insieme un lavoro che vuole essere di supporto a soluzioni alternative». L’incarico di consulenza è stato affidato a Ezio Orzes, assessore all’Ambiente di Ponte nelle Alpi, in provincia di Belluno, più volte vincitore del premio di Comune “Riciclone”, in prima fila sulle politiche ambientali.
«Vogliamo realizzare una proposta costruttiva – aggiunge Bini – non possiamo fare una rivoluzione, ma non possiamo neanche più aspettare. Siamo stanchi di essere esattori per conto di Iren di una tassa ormai insopportabile. Chiediamo che si faccia il prima possibile la gara per il mercato libero». Proprio a Castelnovo, a causa dei continui aumenti, molti esercizi commerciali pagano una tariffa rifiuti che va da 5 a 7mila euro. «Con la crisi non ce la facciamo più» , spiega ancora Bini, il cui Comune spende ogni anno circa due milioni per i rifuti. Ma non sono solo i costi elevati all’origine del malcontento. Ad essere messi in discussione, anche la qualità del servizio e l’intera dirigenza, finita nel mirino delle critiche anche per i maxi-stipendi e le maxi-buonuscite dei suoi manager.
«Ci devono spiegare il perché degli aumenti a fronte di un servizio più scadente. Facciamo fatica addirittura a tenere pulite le nostre piazzole. È una conseguenza anche delle gare al massimo ribasso: Profumo si era impegnato a mettere insieme delle commissioni su costi, tariffe e affidamento di gare, ma questo impegno non è partito. Una situazione che mette in difficoltà le imprese sane e crea il pericolo di infiltrazioni. Vogliamo chiarezza». Posizione, quella dei Comuni montani, di cui è informato anche il sindaco di Reggio, Luca Vecchi, fra i maggiori azionisti di Iren insieme a Genova e Torino. «Con Vecchi è iniziato un lavoro nuovo, di consultazione e confronto. È chiaro che la forza di Reggio è decisamente superiore alla nostra. Ma di fronte alle maxi-liquidazioni dei dirigenti Iren non possiamo accettare questo aumento sconsiderato delle tariffe».
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