Vecchi alla ricerca di soldi per la tangenziale nord
"Ci vogliono risorse anche per il palasport. Pronti a discutere di area vasta ma nessuno tocchi le eccellenze della nostra sanità"
REGGIO EMILIA. Se non sarà l’anno del fund raising, di sicuro per la giunta di Luca Vecchi, sarà importante portare a casa il maggior numero di finanziamenti pubblici. E questo per non perdere terreno e mantenere gli impegni di mandato.
Due sfide su tutte: il restyling del palasport, una operazione mista che il sindaco è determinato a far partire in questi primi mesi del 2015, ma che potrebbe richiedere il “soccorso” anche di qualche altro cavaliere, oltre al patron della Pallacanestro Reggiana Stefano Landi. Eppoi, il progetto della Tangenziale Nord, che dopo vent’anni di parole è pronto... per essere finanziato. Una partita da 100 milioni che però il sindaco vuol provare a chiudere, in questo 2015 in cui la sua giunta sarà anche chiamata ad una presenza “politica”, ad esempio sul tormentone di questo inizio d’anno, ovvero il tema dell’area vasta. A furia di vagheggiare di fusioni - sull’onda del mood renziano che ha prodotto una riforma delle Province che suscita ancora parecchie perplessità - si rischia di commettere passi falsi. Ad esempio sulla sanità. E senza allarmismi, ma con una discreta dose di fermezza, su questo tema Luca Vecchi è abbastanza chiaro.
Sindaco Vecchi, che 2015 si aspetta per Reggio?
«Quello che abbiamo davanti è uno scenario indubbiamente ancora condizionato dalla parola “crisi”. Tuttavia commetteremmo un errore grave se non provassimo ad avere un atteggiamento attivo, cogliendo i segnali che pure in questo fine anno abbiamo avuto».
A cosa si riferisce?
«Mi vengono in mente due operazioni che arrivano dal mondo privato e da quello cooperativo. L’acquisizione di una azienda di prim’ordine come la Walvoil da parte del gruppo Interpump di Fulvio Montipò e l’aggiudicazione dell’appalto all’Expo da parte di CirFood. Sono esempi positivi a cui noi daremo seguito, dando tutto il supporto possibile al nostro sistema economico. Penso a due progetti che proprio in questi mesi dovranno decollare: la riqualificazione di Mancasale, con il rifacimento delle strade, il potenziamento della sicurezza e la posa della banda larga per tutte le aziende che oggi non l’hanno. Eppoi la partita dell’Area Nord con la nuova società di scopo controllata da Iren Rinnovabili che dovrà concretizzare le manifestazioni d’interesse, a cominciare da quella avanzata dalla Siemens e quindi far partire i lavori ai capannoni 17 e 18 delle ex Reggiane, lavori già finanziati per circa 13 milioni di euro. E anche il progetto Re–Build con la riqualificazione energetica di 3mila edifici va nella direzione di una spinta importante per l’economia locale».
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Tutti progetti che hanno Iren come protagonista. Lei sembra andare controcorrente rispetto a chi, anche tra i suoi colleghi, da Iren vorrebbe scappare a gambe levate...
«Al di là dei problemi e delle criticità che non mi nascondo, sono d’accordo con chi sostiene che Iren debba costruire un rapporto più stretto con il territorio in cui si trova ad operare. E stiamo lavorando in questo senso».
Il punto è: quanto vi costa perseguire questo obiettivo? Avete appena dovuto ingoiare la buonuscita monstre di De Sanctis...
«Ma non faremo altrettanto con Viero. In questo senso è passata la nostra linea: l’amministratore delegato lascerà il gruppo senza buonuscita. Detto questo credo che evocare un ritorno all’Agac sia soltanto rimpiangere un mondo che non c’è più, significa essere fuori dalla storia. E per quanto mi riguarda non c’è nessuna volontà di disimpegno del comune capoluogo verso Iren. Semplicemente perché non ci sono alternative. Pensiamo a tutte le cooperative sociali che sul nostro territorio oggi lavorano grazie a Iren. In questi anni siamo riusciti ad ottenere risultati importanti: pensiamo alla spinta sul tema della raccolta differenziata o al coinvolgimento di Iren in una revisione del sistema del teleriscaldamento».
Iren a parte, con questi chiari di luna servono soldi. Come pensate di muoverviper reperirli?
«Per questo scopo abbiamo creato l’Agenzia per la Progettazione Europea. Servirà a raccogliere finanziamenti per progetti specifici. Abbiamo già una ventina di progetti che vanno dalla mobilità all’educazione, dobbiamo portare a casa il maggior numero di finanziamenti, legandoli a progetti di qualità».
Sul fronte delle infrastrutture quali progetti vuol portare in porto?
«Il più importante di tutti, e anche il più impegnativo, è quello della Tangenziale Nord. Se ne parla da vent’anni, di quest’asse viario che dal Crostolo arriva a Corte Tegge. Finalmente ora si è chiusa la fase istruttoria con la valutazione di impatto ambientale e la raccolta delle osservazioni. Siamo pronti per la fase del finanziamento. Parliamo di 100 milioni di euro che potranno far sì che il lavoro venga eseguito per stralci. Ma l’importante è partire. Poi ci sono altre opere che dobbiamo assolutamente cominciare e completare. Penso alla bretella di Rivalta e alla tangenziale di Fogliano. Infrastrutture che cambieranno il volto della città, così come accadrà con la riduzione dell’espansione edilizia: un progetto a cui sta lavorando l’assessore Pratissoli assieme ad alcuni imprenditori che, sulla scorta della crisi dell’edilizia stanno pensando di restituire del territorio per farne uso agricolo. Eppoi un progetto di hounsing sociale e universitario, a cui sta lavorando il vice sindaco Sassi».
Alla Mediopadana che voi vedete strategica in chiave Expo non manca qualcosa. Oggi è ancora una cattedrale nel deserto...
«Non lo sarà a lungo. E’ prossimo l’accordo per lo sfruttamento di 7mila metri quadri per attività commerciali. Eppoi stiamo lavorando sui parcheggi, vera priorità oggi».
Qual è il vostro piano?
«Prevediamo la copertura di circa 150 posti auto e una gerarchizzazione delle piazzole. Quelle più vicine saranno a pagamento, anche se a prezzi accessibili, per favorire una maggiore rotazione».
E il palasport? A che punto siamo?
«Sono ottimista. In questi primi mesi dovremo raggiungere una intesa con la Pallacanestro reggiana che coinvolga anche il Credito Sportivo. Se non dovessimo trovare la quadra sarà auspicabile l’intervento di qualche altro attore privato. Quest’anno poi sara decisivo per tutta l’impiantistica».
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Si spieghi meglio..
«Vogliamo ristrutturare la piscina di via Melato e il campo d’atletica. Per la piscina servono 4 milioni che dovranno arrivaredall’istituto di Credito Sportivo. E lo stesso dicasi per i lavori al Camparada, A tutta questa serie di progetti, va affiancato il nostro impegno per la quotidianità».
A cosa allude?
«Al protagonismo civico di oltre 500 volontari che, a vario titolo e con varie competenze, si mettono a disposizione del Comune. Un lavoro condiviso che ci permette di superare senza traumi le circoscrizioni, il progetto dell’assessore Montanari. Nei quartieri saremo più presenti di prima, con l’ampliamento delle Zone 30 e un piano illuminazione che consentirà un servizio migliore a costi inferiori».
La riduzione dei costi. Va in questo senso anche la creazione di una unica Asp (azienda servizi alla persona) tra Rete e Osea?
«Certo. Questa fusione porterà alla creazione di una azienda con 500 dipendenti , zero debiti e 40 milioni di fatturato che consentiranno di avviare ulteriori investimenti».
In questi primi giorni di vita della giunta regionale si fa un gran parlare di progetti d’area vasta. Qual è la sua visione?
«In alcuni campi una visione più amplia si impone. In altri occorre essere cauti».
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A cosa allude?
«Penso alla sanità. A Reggio dobbiamo ultimare il Core e acquisire tutti finanziamenti per il Mire, su cui c’è l’impegno della Regione. Queste sono le nostre priorità assieme a un rafforzamento delle sinergie già ottime tra Azienda Usl e Irccs Santa Maria Nuova. Qualunque progetto di Area Vasta in ambito sanitario non dovrà toccare in alcun modo i livelli qualitativi raggiunti dalla sanità reggiana nè scalfire l’autonomia dell’Irccs».
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