Arrivano nuovi profughi, la macchina dell'accoglienza è al limite
Dieci siriani arrivati in città, era sulla nave abbandonata alla deriva nello Jonio. Saranno tutti ospitati all'ostello
REGGIO EMILIA Erano in 450, abbandonati tre giorni fa al loro destino dall’equipaggio della nave nella quale erano stipati, lasciati andare alla deriva nel cargo che scarrocciava nel mar Jonio verso le coste calabresi. Dieci di questi migranti sono giunti ieri sera a Reggio Emilia, partiti dal porto di approdo di Gallipoli, trasportati in corriera fino agli ambulatori di viale Monte San Michele, dove sono giunti alle 20.30, con tre ore di ritardo rispetto alla tabella di marcia.
Sono tutti uomini adulti di origine siriana, presi in carico dal sistema di accoglienza messo in piedi dalla prefettura di Reggio e che vede in prima linea la cooperazione sociale reggiana tramite il consorzio Oscar Romero e la Dimora d’Abramo, che opera insieme ai comuni e alle forze dell’ordine della provincia.
Le centinaia di migranti soccorsi in mezzo al mare sono stati smistati in tutta Italia. L’arrivo dei dieci uomini porta a 270 i profughi ospitati ora in provincia di Reggio sui 400 giunti nell’ultimo anno. Centotrenta di questi, infatti, sono spariti nel nulla, scegliendo la fuga verso altre città e altri paesi europei per tentare di crearsi una nuova vita dopo essere scappati da zone di guerra.
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I siriani giunti ieri sono stati sottoposti agli accertamenti da parte di una equipe di medici che ha aperto gli ambulatori sanitari del centro città. Poi gli uomini sono stati portati nell’ostello di via Guasco, dove hanno dormito in attesa di un’altra sistemazione. Ogni singolo arrivo rischia di mettere in crisi il sistema approntato a Reggio, dove all’inizio era stata chiesta una disponibilità di accoglienza massima pari a 160 persone. Ne sono arrivate invece più del doppio a causa delle incredibili ondate di migrazione spinte dall’acuirsi di guerre sia nel nord che nel centro Africa.
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«Due terzi dei migranti sono ospiti a Reggio, un terzo è distribuito in provincia» dichiara Luigi Codeluppi, presidente della Dimora d'Abramo. L’operazione umana e militare Mare Nostrum è di fatto terminata, «ma in realtà è stata sostituita con una nuova operazione che permette di salvare queste persone dalla morte in mare. Tra ottobre e novembre dello scorso anno c’era stato un calo degli arrivi. Ora sono ripresi e il governo sta cercando di evitare nuove tragedie. Noi facciamo una prima accoglienza attraverso le strutture alberghiere. Poi i migranti vengono sistemati in alcuni appartamenti privati e in altre abitazioni messe a disposizione dei nostri comuni».
Alcuni privati, infatti, si sono resi disponibili a stipulare contratti di affitti offrendo alloggio alle persone. Il budget resta sempre di 30 euro a profugo, che devono bastare alle associazioni per pagare vitto, sanità e alloggio. «Chi resta viene fotosegnalato e fa richiesta di asilo politico. Gli altri se ne vanno via immediatamente perché hanno altre mete».
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