«Il deposito di biomasse è dannoso»
Correggio: attacco di comitato e cittadini contro l’ex area di stoccaggio di En.cor
CORREGGIO. Si affidano al comitato locale “Ronchi per l’Ambiente” alcuni correggesi per «chiedere che sia resa pubblica una storia di incuria e pericolosità rispetto alla salute e alla sicurezza dei residenti». Per dimostrare che il deposito di biomasse di proprietà dell’ex municipalizzata En.Cor è dannoso, mostrano decine e decine di mail private, scambi di comunicazioni e documenti tra cittadini, Arpa e vigili del fuoco. «La storia del deposito biomasse ex En.Cor – spiegano i cittadini – inizia nel 2004 con un consiglio comunale che dà il via libera all’acquisto di un terreno da parte del Comune al fine di destinarlo ad area di riequilibrio ambientale. Passati un paio d’anni, il terreno è stato utilizzato per un progetto denominato “Legno service” con l’obiettivo di incrementare l’utilizzo delle biomasse come fonti di energia alternativa, sperimentando l’attivazione di una filiera di raccolta, trasporto, stoccaggio e recupero energetico di potature prodotte dalle aziende agricole. Su questo terreno sono state raccolte e depositate migliaia di rotoballe di potature di vigneti e anche altro materiale, abbandonate prima del fallimento dell’ex municipalizzata».
Siamo nel 2012, ben prima del fallimento (datato 2014) e, secondo il racconto dei cittadini «il 4 febbraio 2012 è stata inviata una prima richiesta d’intervento all’amministrazione da parte dei residenti in via Gandhi per sanare la situazione. Questa però rimane una lettera morta».
Un anno dopo «il 17 maggio 2013, l’Arpa segnala al Comune che sono stati posti in atto accertamenti su segnalazione dei cittadini per problemi del deposito En.Cor e il servizio igiene, il 13 settembre 2013, segnala all’amministrazione che da un sopralluogo effettuato nel deposito risulta che l’accumulo di tali materiali è causa di proliferazione di roditori e serpi e della zanzara tigre e che potrebbero essere a rischio incendio e inconvenienti ambientali tra cui dilavamenti».
Nonostante questo «nessuno intervenne allora e nessuno lo fece neppure dopo il rapporto dei vigili del fuoco di Reggio Emilia che, dopo un sopralluogo dell’11 aprile 2014, scrissero che “la situazione, allarmante, è da ritenersi altamente favorevole alla rapida propagazione di un eventuale incendio”, suggerendo “lo sgombero o la riduzione del materiale combustile al fine di salvaguardare la pubblica e privata incolumità!. Un suggerimento inascoltato visto che il materiale non è ancora stato prelevato».
Anche le sollecitazioni inviate dai residenti all’attuale sindaco Ilenia Malavasi, concludono «non portano concretamente a nulla». (s.p.)
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