Le svaligiano i bar sette volte in tre mesi
La testimonianza della titolare: «Adesso ho paura ad aprire da sola la mattina». In azione un banda di tre uomini
REGGIO EMILIA. Sette tra furti e tentativi in appena tre mesi. Non solo: in questo lasso di tempo le hanno anche rubato l’auto, in pieno giorno, mentre era posteggiata davanti al locale. A denunciare tutto questo è la titolare dell’Officina del caffé di Cella, Silvia Spina. Suo è anche il bar di Gaida, l’Officina 2. «Ormai – racconta – ho paura ad aprire da sola».
Siamo sulla via Emilia. Zona altamente frequentata. Ma questo, evidentemente, non rappresenta affatto un deterrente per chi ha deciso di prendere di mira i locali della barista 40enne. Come non lo rappresenta il fatto che i due locali siano dotati di sistemi di video-sorveglianza e che attraverso le immagine si riesca a vedere chi entra in azione. «Tre uomini – spiega la barista – con il volto coperto».
Sempre gli stessi? Ormai, viene da pensare di sì.
L’ultimo episodio risale al 23 dicembre scorso, ai danni del bar di Cella. «Hanno preso un’auto per fare la spaccata» racconta. Poche ore dopo il furto, il locale ha aperto come ogni mattina per preparare la colazione ai tanti automobilisti e camionisti di passaggio. Ma nei giorni precedenti, era toccato al bar di Cella (il 4 novembre) e un altro furto risale all’11 dello stesso mese.
La dinamica del furto varia: si va da qualcuno che manomette la porta d’ingresso e riesce a entrare, sino a spaccate vere e proprie. Il risultato non cambia. «Danni ingenti, specie nel locale di Gaida: praticamente, ti tirano giù i muri» spiega.
Quello che rubano, però, alla fine non è nemmeno granché. «Mettono le mani nei cassetti, ma non ci lascio mai molti soldi. A Gaida mi hanno portato via per due volte le macchinette scambiamonete. Qui a Cella, invece, no – racconta – Vanno dietro il bancone, cercano. Ma poi non approfondiscono la ricerca e se ne vanno con pochi spiccioli. Eppure, da rubare ci sarebbero anche le stecche di sigarette...».
Il 30 ottobre scorso, poi, Silvia Spina ha dovuto registrare anche il furto dell’auto, una Volkswagen nuova. In pieno giorno.
«Ero al bar. Alle 13.30 ho guardato fuori e c’era. Alle 13.45 non c’era più – spiega – Qualcuno è entrato nel bar, è riuscito a prendere la mia borsa. E con le chiavi ha portato via la mia macchina. Le mie carte e i miei documenti sono stati trovati a Calerno, praticamente nei pressi della fermata dell’autobus: erano i giorni in cui il traffico era a senso alternato per dei lavori a un edificio che dà sulla strada. Evidentemente, i ladri quando erano in colonna hanno avuto il tempo di vuotare la borsa sull’asfalto». E poi di fare perdere le loro tracce. «Ora, le rate continuano ad arrivarmi e continuo a pagarla. Anche se non è mai stata trovata...» si sfoga.
Ma dopo questa serie di furti a ripetizione ai danni dei suoi locali, Silvia è stanca. E non nasconde una certa inquietudine. Anche se, per carattere, cerca anche di scherzarci su. «Adesso tocca a Gaida... L’ultima volta sono venuti qui a Cella. Non faccio altro che denunciare quello che succede» lancia la provocazione.
Ma non nasconde neanche che, alla luce di quanto sta avvenendo, qualcuno ce l’abbia con lei per arrivare a questo punto. Di certo, non ha nessuna intenzione di sottovalutare questa serie di furti.
«Non ci fidiamo più di aprire il bar da sole: tanto più che a Gaida apriamo alle 4.30 del mattino e qui poco dopo, verso le 5» conferma. Senza contare il fatto di aver potenziato il sistema di video-sorveglianza dei suoi locali come deterrente alle incursioni furtive, ma anche per poter mettere gli investigatori nelle condizioni di avere sempre più dettagli della banda che entra in azione nel cuore della notte, sfascia il locali, entra e porta via denaro. E, soprattutto, sta riuscendo a minare sempre di più il senso di sicurezza della barista, dei suoi dipendenti, ma a questo punto anche degli abitanti delle due frazioni sulla via Emilia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
