Guardiamo con fiducia al futuro
Nello smarrimento per la negativa chiusura dell’anno economico (-0,4 % di variazione annua del Pil) e nel gelo delle ultime giornate del 2014, cui fa da triste suggello la tragedia in mare appena avvenuta, guardiamo al 2015 con ottimismo. Non per il vecchio adagio che peggio di così non può andare (non c’è mai limite al peggio) ma perché vi sono importanti elementi positivi interni e internazionali. In Italia, dopo aver fatto passare la legge di stabilità e il Jobs Act il governo promette di continuare nella revisione della spesa pubblica e di varare la riforma fiscale e l’aggiornamento del catasto.
Di più, una nuova politica per il settore pubblico, il riordino delle società pubbliche locali, la privatizzazione delle poste e forse anche di Enav e di quota dell’Enel, il finanziamento incentivante delle università. Si confida inoltre sulla capacità del Parlamento di trovare un degno successore al Presidente Napolitano e di approvare la riforma costituzionale e quella elettorale. La stabilità politica e il riformismo economico sono tuttavia condizioni necessarie ma non sufficienti per il rilancio in un’economia globalizzata in cui il nostro destino è sempre più legato ad eventi esterni. Ed è da questi ultimi che arrivano i più fondati motivi di fiducia, che sono essenzialmente legati alla crescita globale, al rafforzamento del dollaro e alla caduta del prezzo del petrolio. Il mondo continua a crescere, sia pure con maggiori disuguaglianze sociali. La globalizzazione ha reso effettivo sul piano economico il motto degli ecologisti: “un’unica terra”, affiancando al timore dei disastri ambientali planetari la speranza di un comune percorso di crescita.
La ricchezza globale aumenta infatti ad un ritmo superiore quando le cose vanno bene anche nei paesi di antica industrializzazione, fermo restando che i nuovi protagonisti continuano ad avanzare, sebbene a ritmo inferiore, pur quando le cose vanno male in tali paesi. Nella ormai vecchia pattuglia dei Brics, è temporaneamente impallidita la stella del Brasile e del Sudafrica e soprattutto della Russia. Ma Cina e India continuano a marciare a un ritmo attorno al 7% di crescita del Pil, che comporta il raddoppio del Pil stesso ogni dieci anni. E ad essi si affiancano nuovi paesi in corsa, tra cui la pattuglia dei Mint – Messico, Indonesia, Nigeria e Turchia – cui tentano di agganciarsi i paesi balcanici.
Sono opportunità importanti per il nostro export, specie se sorretto da più efficienti strutture pubbliche per il commercio estero. Quanto al dollaro, gli Usa promettono una forte crescita dell’economia reale e un’inversione della politica monetaria che porterà a più alti tassi d’interesse, con la conseguenza di prolungare e forse di esaltare il rapido rafforzamento del dollaro manifestatosi negli ultimi mesi. Con un cambio sul’euro atteso tra 1,20 e 1,17, ossia con un differenziale di circa il 20% rispetto ai valori di un anno fa, dovremmo riuscire a vender meglio in tutti i paesi a moneta agganciata al dollaro.
E infine la provvidenziale caduta del prezzo del petrolio. Essa è attenuata dal suddetto rafforzamento del dollaro e comporta, come rovescio della medaglia, che i paesi produttori, in particolare la Russia, importeranno meno. Ma non c’è dubbio sul saldo ampiamente positivo del fenomeno sui consumi italiani e sulla competitività dei nostri prodotti.
E anche qui la strategia dell’Arabia, tesa a provocare una diminuzione dei prezzi che renda non economica la produzione americana di petrolio e gas da scisti, promette un’abbondanza di offerta per buona parte del 2015.
Prospettive rosee per il nostro export, dunque. Ma neanche queste bastano. È sempre importante in sede italiana ed europea la flessibilità temporanea del bilancio, con investimenti in deroga ai vincoli del Fiscal Compact che rendano efficace la politica monetaria espansiva promessa da Draghi.
Questo diventa quindi il centro della politica italiana nel 2015. E qui ci sono solo fondate speranze, non certo sicurezze. La battaglia continua nel 2015, insomma, ma in quadro globale a noi più favorevole. Auguri!
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