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A Reggio il laboratorio regionale Hpv

di Massimo Sesena
A Reggio il laboratorio regionale Hpv

Area Vasta: avrà sede al Santa Maria il centro di riferimento per il nuovo test contro il papilloma virus

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REGGIO EMILIA. Sorgerà a Reggio, all’interno del Santa Maria Nuova, il laboratorio unico regionale per il nuovo test dell’Hpv, la nuova frontiera di screening per il Papilloma Virus. E’ uno dei progetti in fase di completamento nell’ambito delle politiche di area vasta in sanità.

«Da tempo - spiega il direttore generale dell’Azienda Usl Fausto Nicolini - all’interno del sistema sanitario regionale si ragiona in termini di Area Vasta, al punto che esistono già tre diversi ambiti di area e proprio su Reggio si sono concretizzati alcuni importanti progetti, come ad esempio il magazzino del farmaco in via Vertoiba, lo strumento di un’unica centrale di acquisto dei farmaci che servono alle aziende sanitarie della Regione e che consente significativi margini di risparmio negli acquisti».

In questo senso, al di là dei timori espressi proprio in una intervista alla Gazzetta dal sindaco di Reggio, le politiche di area vasta sono già una realtà in Emilia Romagna. Basti pensare alla nascita - proprio a Reggio - del centro di riferimento regionale per il nuovo test sull’Hpv o alla creazione - anche questa imminente - di una unica “Officina trasfusionale”. «Nel primo come nel secondo caso - spiega ancora Nicolini - per i pazienti non cambia nulla. Nel primo caso, quello di Reggio si è scelta una struttura come il Santa Maria Nuova che si sta sempre più specializzando in ambito oncologico, in un ambito territoriale dove il lavoro di prevenzione nell’ambito dei tumori femminili ha da anni numeri di assoluto riguardo».

Nel secondo caso si tratta invece di individuare il luogo più idoneo la lavorazione di tutti gli emoderivati raccolti nei vari centri della regione.

Esempi virtuosi e positivi di Area Vasta, dunque. Ma è a questi che si riferivano i timori espressi dal sindaco Vecchi, nella fattispecie massima autorità sanitaria in città? Sicuramente no, quanto piuttosto all’inevitabile balletto di voci su possibili aggregazioni di strutture che - secondo il mood politico del momento - dalle possibili unioni delle Province si potrebbe arrivare alle aggregazioni di aziende sanitarie. Nella stessa provincia e anche tra province diverse. E se si ipotizza per un attimo alla possibile ri-fusione tra Azienda Usl e Azienda ospedaliera di Reggio, è inevitabile non ricordare la grande mobilitazione che caratterizzò, vent’anni fa, la politica locale tutta tesa proprio allo scorporo del Santa Maria Nuova dall’Azienda Usl. Un controsenso? Nicolini non è di quest’idea: «Lo scorporo del Santa Maria Nuova reca la data del 1 luglio 1994, sei mesi dopo la nascita delle aziende sanitarie. Allora si decise di separare il destino dell’Ausl da quello del Santa Maria Nuova per irrobustire quest’ultima struttura, consentendole di avviare un percorso che poi l’ha portato fino ai giorni nostri con il riconoscimento di Irccs nell’ambito onco-ematologico. In questi anni però - prosegue il numero uno di via Amendola - si è fatto anche altro, in ambito sanitario a Reggio. Si sono raggiunti tra le due aziende livelli di integrazione ottimi in tantissimi ambiti, tutti i nodi della rete sul modello hub & spoke hanno prodotto e stanno producendo ottimi risultati sul fronte che resta comunque il più importante di tutti, ovvero quello dei percorsi clinico-assistenziali più garantiti per i nostri pazienti».

Anche in una prospettiva di fusione tra le due aziende oggi presenti sul territorio provinciale non dovrebbero quindi esserci traumi. Anche perché l’autonomia dell’Irccs nato all’interno del Santa Maria Nuova sarebbe comunque garantita dalle norme che regolano questo tipo di istituti.

Le cose si farebbero un po’ più complicate se la politica decidesse di applicare, calandola dall’alto, la fusione delle province anche riferita alle aziende sanitarie delle province stesse.

Chi decidesse di metter mano a una riorganizzazione di questo tipo in Emilia Romagna, ad esempio, dovrebbe fare i conti con realtà tra loro differenti. Ad esempio per quello che riguarda le aziende sanitarie che fanno capo a policlinici universitari.

Qui il livello di autonomia è più forte ancora rispetto a quello degli Irccs, che peraltro nella nostra regione hanno ciascuno una propria unicità: l’Azienda Rizzoli, ad esempio è un Irccs al 100% mirato sull’ortopedia, l’Irccs di Bellaria specializzato nelle neuroscienze è dentro all’Ausl di Bologna e lo stesso dicasi per l’Irccs oncologico di Meldola sotto l’egida dell’Azienda Usl di Forlì.

Per quanto riguarda poi le aziende universitarie è ancora più difficile scalfire l’autonomia delle singole realtà dal momento che chi volesse mettere mano a un piano di aggregazione dovrebbe fare i conti con un contraltare altro rispetto alla politica o ai manager comunque nominati dalla Regione. Nei policlinici universitari i veti dei rettori pesano e qualsiasi operazione rischierebbe di abortire senza il consenso degli “ermellini”.

massimosesena

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