Fiere, torna il rischio del fallimento
Il concordato concesso mesi fa dal tribunale ora scricchiola: è infatti scaduto il termine per il saldo di alcuni creditori
REGGIO EMILIA. Comincia ad essere attaccato ad un filo sottilissimo il concordato che il tribunale, con l’omologa, ha concesso già diversi mesi fa a Reggio Emilia Fiere. Di certo, al momento, c’è solo la revoca del piano di salvataggio che era stato varato solo sei mesi fa dal consiglio provinciale a maggioranza Pd e promosso dall’allora presidente Sonia Masini. Una retromarcia che significa blocco del trasferimento di 15 milioni di euro di azioni Autobrennero in Fieremilia, società creata ad hoc per tentare il rilancio.
E in contemporanea c’è l'apertura di un nuovo scenario: alcuni investitori privati, infatti, sarebbero ora alla finestra in attesa di investire nelle Fiere. Non si tratterebbe, però, di rilevare la sola area di Mancasale, asset che fa gola a molti data la vicinanza con la stazione ad alta velocità Mediopadana, che ne ha accresciuto il valore. I “cavalieri bianchi” sarebbero intenzionati anche a rilevare anche il ramo fieristico, conditio sine qua non perché i soci pubblici accendano il disco verde.
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Per poter agganciare l'obiettivo, però, bisognerà vagliare nel dettaglio l'eventuale proposta degli investitori e, soprattutto, cercare di ottenere una nuova proroga del concordato da parte del tribunale. Un risvolto assai spinoso, visto che il giudice delegato Luciano Varotti aveva già avvertito i soci pubblici prima di concedere la precedente proroga: per il giudice non ci sarebbero potuti essere ulteriori spazi anche in considerazione della soddisfazione dei creditori, ceto tutelato proprio dal tribunale. Ma sul piano giudiziario cosa sta accedendo?
Da quanto “filtra” qualche interessamento – con richiesta copiosa di dati al tribunale che gestisce le procedure concordatarie – vi sarebbe stato nell’ultimo periodo tramite alcuni professionisti in rappresentanza d’importanti realtà (si vocifera della Fondazione della Cassa di Risparmio di Modena e della Fiera di Milano). Interessamenti, senza però “passi” concreti. Ma è sul versante-creditori che i tempi cominciano ad essere pericolosi, anzi in qualche caso i termini sarebbero già scaduti. E se qualche creditore romperà gli indugi, fallimento e vendita all’asta potrebbero diventare la cruda realtà.
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