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I profughi arrivati sabato sono fuggiti nella notte

di Elisa Pederzoli
I profughi arrivati sabato sono fuggiti nella notte

I siriani trasportati in città hanno lasciato l’ostello nella notte, diretti in Germania Il vice sindaco: «Laureati e professionisti in fuga dalla guerra, l’Europa è miope»

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REGGIO EMILIA. Sono rimasti poche ore. Giusto il tempo dello screaning sanitario negli ambulatori di via Monte San Michele, di insediarsi nelle stanze dell’ostello di via Guasco a loro assegnate. Poi, sono andati via. Per proseguire il loro già lungo viaggio lontano dalla guerra dalla quale sono scappati. Per raggiungere quella meta che si sono dati per cercare di salvare loro, le loro famiglie e provare a rifarsi una vita lontano dalla morte e dal terrore che ormai imperversa nella loro patria.

Sono i dieci cittadini siriani, profughi del Mediterraneo che erano arrivati appena sabato sera a Reggio. E questo è l’epilogo del loro arrivo nella nostra città.

Non è una novità. «Almeno la metà degli oltre 400 profughi arrivati a Reggio negli ultimi mesi, se ne è andata via quasi subito – fa notare il vice sindaco, Matteo Sassi – Si tratta di persone che probabilmente hanno già contatti in altri Paesi del Nord Europa ed è là che sono diretti. Il loro obiettivo evitare il fotosegnalamento qui in Italia e farlo una volta giunti a destinazione, per poi fare là richiesta di asilo».

C’è, però, un dato che dovrebbe fare riflettere. «Anche le persone che sono arrivate sabato sera erano professionisti: c’era un dentista, uno era stato responsabile marketing di un’azienda siriana. Tutti laureati. Con un’alta istruzione. E non è nemmeno la prima volta che arrivano persone di istruzione elevata. Noto - fa notare Sassi - che sono i primi a non voler rimanere in Italia...».

Dopo che sono arrivati, sabato sera, si era capito che quella per loro non era la meta definitiva. Avevano lasciato intendere che puntavano alla Germania. A città dove con ogni probabilità hanno già contatti e una prospettiva. Hanno solo atteso che calasse la notte, che le persone che li avevano assistiti fin lì - a partire dagli operatori della Dimora di Abramo - si allontanassero per sgattaiolare fuori dalle camere. Determinati a rimettersi in marcia.

«Tutto questo fa osservare questo fenomeno con lenti differenti - sottolinea il vice sindaco - perché distrugge lo stereotipo del migrante solo come una persona senza titolo di studio o peggio male intenzionata. Invece, a venir qui attraverso viaggi difficilissimi come mettersi su un cargo, attraversare il Mediterraneo e poi vagare alla deriva perché gli scafisti lo mollano senza guida e a rischio della propria vita sono persone normalissime. Come noi. Persone che con i mezzi messi loro a disposizione dalla sorta lasciano la propria terra e cercano la salvezza».

E conclude: «Le forze migliori della Siria se ne vanno in questo modo. Che cosa resta in quel Paese che fa parte del Mediterraneo? In questo emerge tutta la miopia dell’Europea».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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