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STORIA E MEMORIA

L’omaggio di Reggio ai dieci martiri ebrei

Adriano Arati
L’omaggio di Reggio ai dieci martiri ebrei

Le pietre d’inciampo di Günter Demnig davanti alle loro case

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REGGIO EMILIA. Sono storie reggiane, vissute fra le strade e le piazze cittadine. E concluse nel peggiore dei modi, al campo di stermino di Birkenau. E oggi venerdì 9 gennaio verranno installate a Reggio le prime dieci "pietre d'inciampo" in memoria di dieci ebrei reggiani, catturati dai fascisti e mandati nel più conosciuto dei campi nazisti, Auschwitz/Birkenau.

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Le pietre d'inciampo sono per definizione opere d'arte diffuse che ricordano le persone deportate nei campi di concentramento e sterminio nazisti, dove hanno infine trovato la morte. Frutto di un'idea dell'artista berlinese Gunter Demnig, vengono depositate dove la persona uccisa visse liberamente per l'ultima volta.

E il 9 gennaio, alla presenza dell'autore stesso, verranno posate per la prima volta in terra emiliana, in un'operazione voluta e finanziata da Istoreco e in particolare dal Viaggio della Memoria, che quest'anno porterà oltre mille studenti delle superiori in visita proprio a Cracovia e al complesso di Auschwitz/Birkenau.

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È l'avvio di un percorso che nei prossimi anni ricorderà tante altre vittime del fascismo e del nazismo: avversari politici, ebrei, appartenenti a "razze inferiori", includendo anche chi morì a Reggio nei propri nascondigli, dopo essersi sottratto alla cattura.

Il cammino - dopo l’anticipazione l'8 dicembre scorso in centro storico con lo scrittore Paolo Nori che ha condotto la visita guidata - prenderà quindi il via il 9 gennaio, grazie a Gunter Demnig, che provvederà direttamente alla posa delle pietre, piccoli cubi ricoperti con piastre di ottone incastonati nel terreno, con i dati anagrafici e il luogo della morte della persona ricordata.

Le dieci pietre parleranno in particolare di dieci vittime del fascismo e del nazismo: Ada, Olga e Bice Corinaldi, Benedetto Melli, Lina Jacchia, Oreste Sinigaglia, Beatrice Ravà, Iole e Ilma Rietti e Lucia Finzi.

Le loro storie sono state ricostruite da Istoreco assieme ai ragazzi di diverse scuole superiori reggiane, grazie a un lungo laboratorio di ricerca iniziato mesi e mesi fa.

Lo scenario, il cuore cittadino: a partire da via Monte Grappa 18, dove abitarono Ada, Olga e Bice Corinaldi; e ancora via Emilia San Pietro 22, dimora di Benedetto Melli e Lina Jacchia; e poi via Monzermone, nell'ex ghetto reggiano, a fianco delle case di Oreste Sinigaglia, Beatrice Ravà, Iole e Ilma Rietti.

Un ulteriore tappa porterà in provincia, a Correggio, per l'omaggio a una delle vittime,Lucia Finzi.

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LE STORIE

Il lavoro preparatorio compiuto da Istoreco sulle pietre d’inciampo ha fatto emergere dettagli piccoli e grandi, commoventi quanto naturali, sulle vite di queste persone, tutte originarie del Reggiano o residenti in zona da decenni. Loro non hanno avuto una tomba, ma i loro genitori riposano ancora nel cimitero ebraico della Canalina.

Tocca il cuore la vicenda di Beatrice Ravà e delle figlie Iole e Ilma Rietti. La Ravà, affittacamere per necessità dopo la morte del marito Angelo, nata e cresciuta nel ghetto. Iole era casalinga, mentre Ilma lavorava alla Timo, l'antenata di Sip e Telecom, licenziata nel 1938 dopo la promulgazione delle leggi razziali fasciste. Le due figlie non vogliono abbandonare la madre 66enne e tutte insieme si consegnano ai poliziotti, e vengono registrate al carcere locale come delinquenti comuni di "condizione modesta". Dopo la detenzione a Fossoli, il 22 febbraio 1944 partono su un treno verso Auschwitz, lo stesso su cui viaggia Primo Levi. Grazie alla testimonianza della signora Ruth Wasser, una delle poche sopravvissute del trasporto, si ha testimonianza della loro fine: Beatrice, data l'età, venne selezionata per le camere a gas, mentre le giovani figlie per il lavoro. Pur di non separarsi le figlie seguirono la madre.

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Benedetto Melli e la moglie Lina Jacchia, commercianti, vennero catturati al confine con la Svizzera, nel Varesotto, e riportati a Reggio e poi a Fossoli. Nella breve detenzione al campo carpigiano Melli, persona distinta e autorevole, venne eletto dai prigionieri come portavoce.

Oreste Sinigaglia, scomparso a 62 anni, era un mobiliere originario della Lombardia, dal 1904 trasferito a Reggio, dove si sposa con Alice Liuzzi-Bona, da cui avrà due figli Elvira e Cesare. Oreste vedovo, viene catturato, la cognata Ida Liuzzi muore di infarto nel suo nascondiglio ad Albinea mentre i figli si salvano, anche se ancora oggi non si conosce come.

Storia molto diversa quella delle tre sorelle Corinaldi, appartenenti a una famiglia con alcune proprietà terriere, radicatissima nel Reggiano, dove vissero sino alla prigionia nella grande villa di viale Montegrappa.

Esistenze molto diverse fra loro, unite dall'origine ebraica e da un periodo ancora da decifrare fra la cattura e il trasporto a Fossoli. A inizio 1944 il carcere di San Tommaso era inagibile, a causa dei bombardamenti alleati, e si presume che tutti gli ebrei radunati vennero custoditi dai fascisti in un altro luogo. Probabilmente il Casino Nobili di Cavazzoli, ma al riguardo ci sono ancora ricerche da completare.

Istoreco si rivolge anzi ai cittadini: se qualcuno possiede informazioni su queste vicende, si faccia avanti, l'istituto storico reggiano sarà lietissimo di ascoltarli. Per contatti, telefonare allo 0522 - 437327.(a.a.)

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