Gazzetta di Reggio

Reggio

«Contrasterò chirurgicamente la mafia»

di Tiziano Soresina
«Contrasterò chirurgicamente la mafia»

Raffaele Ruberto annuncia un’azione decisa contro la criminalità organizzata: «Le interdittive sono il solco tracciato»

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REGGIO EMILIA. E’ a dir poco intensa la prima giornata reggiana del nuovo prefetto Raffaele Ruberto. E dice molto della sua personalità. Ama il dialogo («Vorrei ascoltare tutti»), mostra equilibrio che intende coniugare con la determinazione: «E’ il mio modo d’agire – rimarca subito – e sono molto motivato, felice di essere a Reggio Emilia».

Quando parla con i cronisti («La stampa, un mezzo importante per presentarmi e rapportarmi con i cittadini»), ha già incontrato il sindaco della città Luca Vecchi e il presidente Giammaria Manghi della Provincia («Mi sono voluto presentare a chi rappresenta la comunità»), sta per confrontarsi con la protesta di un gruppo di operai di Gattatico in lotta contro licenziamenti che ritengono ingiusti, poi nel pomeriggio il numero uno della prefettura partecipa ad una riunione operativa con il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica per entrare nei dettagli dell’organizzazione dell’imminente festa del primo Tricolore.

E’ appena arrivato e già l’attende una manifestazione importante, anche se un po’ troppo blindata, per l’insoddisfazione dei cittadini che vi partecipano...

«Grazie per la precisazione, non lo sapevo, ne terrò conto confrontandomi con il Comitato. L’anniversario del primo Tricolore assume per me un significato particolare. La bandiera come simbolo dell’unita del Paese. Sotto la bandiera deve avvenire la coesione sociale, comprendendo anche gli stranieri che vivono e lavorano in Italia, rispettando le regole del nostro ordinamento».

Reggio è terra d’immigrazione: come intende muoversi su questo versante?

«So che è la terza provincia in Italia quanto a numero d’immigrati, ma so anche che vi è un buon livello d’integrazione. Seguirò comunque questo versante con attenzione, mi fa piacere inoltre che in prefettura sia già attivo uno sportello ad hoc per l’immigrazione».

Quali altri problematiche s’attende di dover affrontare?

«Questa è una provincia tradizionalmente ricca, ma pure qui le difficoltà economiche e dell’occupazione si fanno sentire, anche se meno rispetto ad altre realtà italiane, grazie a settori ancora trainanti e un export dal saldo attivo. La mia azione come prefetto sarà rivolta al sostegno dell’impresa e alle problematiche occupazionali. La disgregazione sociale è uno dei fenomeni più deleteri e va combattuto efficacemente».

E la criminalità?

«Partiamo dalla criminalità comune, che è sbagliato chiamarla microcriminalità, in quanto non lo è certo per chi la subisce. I reati predatori influiscono sulla percezione della sicurezza, quanto accade va seguito con attenzione. Ho comunque letto con piacere, scorrendo le classifiche pubblicate di recente dal “Sole 24 Ore” e da “Italia Oggi” che Reggio è ai primi posti nazionali quanto a vivibilità».

Lei è reduce da 7 mesi trascorsi a Gioia Tauro come commissario straordinario: lì la mafia si tocca con mano. Su questo delicato versante cosa intende fare a Reggio Emilia?

«A Gioia Tauro vi sono effettivamente delle criticità, comunque le infiltrazioni mafiose sono un problema in altre parti d’Italia. Ma a Reggio Emilia è maturata consapevolezza, se ne discute, se ne parla sul territorio. Altrove è silente, ma non meno pericolosa. E la consapevolezza consente di fare prevenzione. Le investigazioni sono competenza delle forze di polizia che fanno anche repressione. Il prefetto contro la mafia deve fare prevenzione, percepire i “segnali” rapportandosi col sociale e le istituzioni, per poi operare chirurgicamente, di fioretto».

Il suo predecessore (Antonella De Miro) ha emesso una sessantina di interdittive antimafia...

«Mi voglio inserire nel solco tracciato e voglio continuare. Mi auguro che sia già stato inferto un colpo duro all’ambiente mafioso e spero solo di dover rifinire questo lavoro».

Il vice prefetto vicario è una carica fiduciaria: in sella c’è Adriana Cogode. Lei chi nominerà?

«E’ prematuro. Comunque la dottoressa Cogode è un funzionario che conosco, gode della mia massima fiducia. L’ ho ritrovata molto cresciuta professionalmente, inoltre mi risulta sia molto apprezzata dalla comunità».

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